Il caso di una coppia nigeriana

La Cassazione boccia l'attenuante culturale: nessuna religione o tradizione giustifica chi picchia la moglie

Per i Supremi Giudici, chi maltratta una donna per impedirle di esercitare le proprie libertà risponde anche dell'aggravante dei futili motivi

di Elena Tambini

Nessuna cultura, nessuna religione, nessuna tradizione può giustificare chi picchia la moglie. Lo stabilisce una sentenza delLa Cassazione: l'attenuante culturale non esiste. Aveva appena quindici anni quando, in Nigeria, era stata concessa in sposa contro la sua volontà. Da allora, per lei, una vita di botte, minacce, umiliazioni. Violenze consumate anche in Italia. Veniva aggredita persino durante la gravidanza da quel marito che le negava anche i soldi per sfamare e vestire i figli e la minacciava di portarglieli via se l'avesse denunciato. Un inferno durato almeno sei anni, dal 2013 al 2019, quando, aiutata dai servizi sociali, ha trovato il coraggio di denunciarlo. Condannato in primo grado, davanti ai Giudici della Corte d'Appello di Perugia, l'uomo ha invocato come attenuante la cultura e le tradizioni del suo Paese: Un "retroterra culturale" di sottomissione della donna all'uomo e un credo religioso, quello islamico, che contempla la poligamia. La condanna in Cassazione, con una sentenza depositata il 3 novembre scorso, ha tracciato un confine netto: nessuna tradizione culturale o religiosa può giustificare la violenza, né attenuarne la gravità. Non solo. Per i Supremi Giudici, chi maltratta una donna per impedirle di esercitare le proprie libertà risponde anche dell'aggravante dei futili motivi, ovvero la pretesa di decidere, per di più con la violenza, sulla vita di un'altra persona.