

Fermata la mente del Movimento 17 ottobre, Boschi a Tgcom24: "Youssef Siher potrebbe aver agito da solo"
Il docente di Criminologia del terrorismo: "I giovani sfogano la rabbia per ottenere una sorta di rimborso di ciò che non hanno nella vita"
"Non sarebbe impossibile che abbia fatto tutto da solo" Youssef Siher, attivista e giornalista free-lance 30enne che è stato fermato in quanto presunta mente del "Movimento 17 ottobre", l'organizzazione dietro alle proteste che si sono tenute a Milano (e non solo) negli ultimi due fine settimana. "Sicuramente è una persona che ha conoscenze, anche a livello internazionale, è una persona che si è mossa anche nell'ambito del giornalismo, oltre che nello studio e nella ricerca, in settori specifici" come il Medio Oriente, ma adesso bisogna vedere "gli sviluppi soprattutto dalle acquisizioni investigative da parte della polizia giudiziaria". A parlare, a Tgcom24, è Marco Boschi, docente di Criminologia del terrorismo. Il professor Boschi spiega, poi, che l'uso dei social (e in particolare di chat come Telegram) per organizzare incontri e proteste non è una novità, ma che queste piattaforme vengono utilizzate da anni anche su fronti terroristici.
"I fronti di lotta vengono portati avanti contemporaneamente, ma questo non significa che le lotte siano unite", aggiunge Boschi. "Non significa necessariamente che ci siano delle connessioni in senso diretto tra i vari fronti di lotta. Quello che sicuramente c'è da notare è che le manifestazioni partono come una protesta contro le politiche governative, però si inseriscono in queste quegli aspetti di necessità di sfogare rabbia dovuti a meccanismi" psico-sociologici, molto noti in criminologia, "che necessitano di avere un riscontro: attraverso lo sfogo della rabbia - derubando, devastando ecc. - si ottiene una sorta di rimborso di ciò che non si ottiene nell'ambito della vita o che si pensa non si avrà nel prossimo futuro. In questo giocano un grande ruolo soprattutto i giovanissimi, perché sono quelli che più di tutti fanno fatica a regolare la loro pulsione di rabbia. Questi meccanismi possono convergere e coesistere nella manifestazione di piazza, con i risultati che abbiamo visto soprattutto a Torino e a Milano".