

Minicar, la mamma di uno dei minori indagati: "Il peso della vita di Iacopini ricade su tutta la nostra famiglia"
"Non c'abbiamo il gps sui ragazzi, non possiamo sapere quello che combinano quando stanno fuori", afferma la donna
A parlare è la madre di uno dei due ragazzi che a Roma, a bordo di una minicar, ha seminato il panico nella notte tra il 4 e il 5 ottobre, aggredendo sei persone. La vittima più grave, Davide Iacopini, colpito mentre era in monopattino, è ancora in prognosi riservata. Gli atti dell’inchiesta sono stati trasmessi alla Procura per i minorenni di Roma. I due giovani hanno ammesso i fatti: “erano scherzi, ci volevamo divertire”, è il senso delle loro parole. A individuarli sono stati i carabinieri e la polizia locale di Roma. Quella microcar, ritrovata parcheggiata come nulla fosse nel quartiere Testaccio, era “praticamente una macchina firmata, unica nel suo genere”, si legge nelle carte. Era stata più che personalizzata, tra adesivi con il cobra - se non ce l’hai, dice un meccanico, la tua macchinetta a Roma non conta - alettone posteriore, cerchi personalizzati e le luci a led. “Non ce lo aspettavamo”, dicono alcuni compagni all’uscita di scuola.