Trovato un secondo telefono

Morte Denise Cosco, sequestrato l'appartamento di Ariccia

La procura procede contro ignoti per istigazione al suicidio

di Andrea Noci

Ha lo stesso sguardo di Lea Garofalo, lo stesso sorriso della madre. È la prima immagine nitida di Denise Cosco da adulta. L'ha diffusa sui social la zia, Marisa, per rendere giustizia e ridare un volto all'allora ragazzina che scelse di indicare il padre, gli zii, tra i responsabili dell’omicidio della madre Lea, testimone di giustizia. Era il 2009 quando la donna venne sequestrata, torturata e uccisa. Il corpo venne poi bruciato e distrutto con l'acido. Denise 17 anni dopo si è gettata dal balcone della sua casa di Ariccia ed è morta per le ferite riportate. L’appartamento dove viveva è stato ora posto sotto sequestro.

Nel sopralluogo, effettuato dalla Procura di Velletri con i carabinieri, è stato acquisito anche un secondo cellulare: trovato scarico in un cassetto, sarà analizzato insieme al telefono principale, già in mano agli inquirenti, per verificare contatti, messaggi e chiamate. La Procura procede al momento contro ignoti con l’ipotesi di istigazione al suicidio. All’inizio della prossima settimana i pm sentiranno come persona informata sui fatti il compagno della donna, un operatore socio sanitario di 30 anni: era l’unico presente in casa al momento dell’accaduto, non risulta indagato.

La sua testimonianza potrà aiutare a ricostruire con precisione le ultime ore di Denise, 35 anni che dal 2018 era uscita dal programma di protezione e si era provata a ricostruire una vita, diventando anche madre. Resta da capire se ci fossero indizi precedenti di disagio o se, invece, Denise possa essere stata intimidita o spaventata. Non ha lasciato lettere o messaggi, nemmeno per il figlio.