VAL DI SUSA

Guanti colorati per dividersi i compiti: la strategia dei No Tav

L'assalto al cantiere di Chiomonte"è stato realizzato con tecniche paramilitari. C'erano pure i "soccorsi"

di Elena Tambini

Una marea scura ha invaso e devastato sabato 25 luglio il cantiere dell'Alta Velocità a Chiomonte, in Val di Susa. Cappucci neri, passamontagna, occhiali e anche maschere da sub. Difficile identificare i volti del "Blocco nero". Ma c'era un unico e impercettibile tocco di colore: i guanti. E non è un caso. Neri, bianchi, rossi o blu. Servivano agli incappucciati per riconoscersi tra loro.

Squadre diverse, colori diversi -

 Come in un gioco di guerra, ogni colore identificava una diversa squadra che si alternava negli assalti. Prima avanzavano i rossi che tagliavano la rete del cantiere, poi entravano in campo i blu consentendo ai compagni di arretrare e prendere fiato. Nessun altro elemento poteva distinguerli. Anche le marche di scarpe e i tatuaggi erano coperti dal nastro adesivo.

Assalto con tecniche paramilitari (e c'era pure un fotografo) -

 Un assalto organizzato nei dettagli con tecniche paramilitari. Per comunicare usavano gesti della mano, per chiamarsi nomi in codice, e ogni partecipante aveva un compito ben preciso. C'era chi si occupava dei lacrimogeni della polizia e li buttava in un grosso contenitore con la scritta "spegnitore", chi lanciava sassi e bottiglie. A supporto c'era anche il "soccorso sanitario": i crocerossini aspettavano nelle retrovie con zaino in spalla e spruzzini anti-lacrimogeni. E per immortalare i momenti della guerriglia, c'era anche il loro fotografo, pronto a scattare per celebrare l'impresa sui social.