Il nostro reportage

Viaggio nella Cisgiordania occupata

Il nostro passaggio nella zona gestita dai coloni, tra centri abitati illegali e check point militari

di Elia Milani

 Ai lati delle strade principali della Cisgiordania sventolano solo bandiere israeliane. Cartelloni pubblicitari scritti in ebraico invitano a costruire a buon prezzo una villa sulle colline "per sentirsi a casa”. Sono stampati dalla Gush Etzion Development Company, un'azienda privata che collabora con il governo Netanyahu.
Mentre ci dirigiamo verso Nablus, vediamo sulle colline decine di piccoli prefabbricati: sono gli avamposti israeliani destinati a diventare grandi insediamenti. Si tratta di centri abitati illegali sia per il diritto internazionale che per la legge israeliana. Ma che dopo il 7 ottobre sono supportati dal governo per aumentare la presenza ebraica in Cisgiordania.

Tanti i check point militari che rallentano il traffico. L’entrata in molti centri palestinesi è vietata. In certe zone ci si può spostare solo a piedi.

Qusra è un piccolo centro abitato palestinese dove nei giorni scorsi i coloni hanno dato fuoco a una moschea. Era già successo nel 2011 come ci racconta il sindaco.