VAL DI SUSA

Chi sono gli antagonisti del blocco nero che hanno assaltato il cantiere di Chiomonte

Erano circa settecento, in Val di Susa, vestiti di nero dalla testa ai piedi, maschere antigas od occhialini da piscina sugli occhi per reggere ai lacrimogeni

di Andrea Noci

Si fanno chiamare il blocco nero, traduzione in italiano di Black Block. Sono violenti, estremisti di sinistra e antagonisti che gravitano nei centri sociali, i soliti gruppi che si staccano dai cortei per provocare scontri, per picchiare, distruggere, vandalizzare. Erano circa settecento, in Val di Susa, vestiti di nero dalla testa ai piedi, maschere antigas od occhialini da piscina sugli occhi per reggere ai lacrimogeni. Hanno messo a ferro e fuoco i cantieri dell'alta velocità. In maggioranza francesi, ma anche spagnoli, e tanti italiani arrivati da tutto il paese, il grosso dal centro sociale Askatasuna di Torino rimasto senza una sede dopo lo sgombero di dicembre. Non improvvisati: squadre, ruoli assegnati, nomi in codice e gesti di riconoscimento per evitare di dire anche solo una mezza parola utile all’identificazione. Parlavano inglese, nel dare e ricevere ordini. Una lingua comprensibile ai più, necessaria a non far vedere le provenienze da tutta Europa dei più violenti.