In un casolare abbandonato

Anarchici morti a Roma, si fa strada la pista della bomba contro la sede della polizia

Perquisiti cinque militanti

di Alessio Campana

Lasciano tracce ovunque: dai messaggi sui loro blog alle scritte sui muri di Roma. La galassia anarchica torna a farsi sentire, dopo l'esplosione nel casolare del parco degli acquedotti della capitale che giovedì sera ha causato la morte dei militanti Alessandro Mercogliano, 53, e Sara Ardizzone, 36. I due stavano maneggiando un ordigno esplosivo, forse da utilizzare per possibili attentati. I primi a rompere il silenzio sono stati gli anarchici della Valtellina, che in un messaggio parlano di "violenza rivoluzionaria" e dell'utilizzo di "ogni mezzo" contro il sistema. A seguirli diversi circoli anarchici, tra cui la Faglia di Foligno, a cui era legata la donna morta nell'esplosione. Ardizzone e Mercogliano, scrivono in un messaggio in cui si parla di "guerra sociale", "sono morti in azione, combattendo". Gli investigatori hanno pochi dubbi sul fatto che i due preparassero un attentato.