

Italiani a Erbil, Tenente Colonnello Paglia a Tgcom24: "Il rientro è una rimodulazione operativa"
Intervista al"consigliere del ministro della Difesa in riferimento al ritiro dei primi 70 militari italiani dalla base nel Kurdistan iracheno colpita l'11 marzo nel conflitto in Medioriente
"Non vorrei che passasse il messaggio che i militari italiani scappano o vadano via per paura: non è così, una parte di loro rientrerà in Patria perché non ci sono più le condizioni per operare in sicurezza durante le fasi addestrative nei confronti dei peshmerga". Insomma "non è un arretramento, ma una rimodulazione operativa". Lo ha dichiarato ai microfoni di Tgcom24 il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, consigliere del ministro della Difesa, riferendosi al ritiro dei primi 70 militari italiani dalla base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, colpita l'11 marzo da un attacco con un drone probabilmente lanciato da milizie filoiraniane in Iraq, nel quale è rimasto ucciso un soldato francese. "Si tratta - ha spiegato Paglia - di una decisione dettata esclusivamente da valutazioni operative e di sicurezza, come avviene sempre quando si opera in contesti internazionali complessi e in continua evoluzione. Quando le condizioni sul terreno cambiano, è doveroso adeguare la presenza e le attività per garantire la tutela del personale e l'efficacia della missione".
Paglia ha inoltre precisato che la presenza italiana nell'area non viene meno: "Una parte del contingente resta sul campo e continua a svolgere il proprio lavoro con la professionalità e la preparazione che contraddistinguono le nostre Forze Armate. I militari italiani sono addestrati e pronti ad affrontare ogni criticità". In sostanza, ha concluso il consigliere del ministro della Difesa, "il rientro di una parte del personale" dalla base di Erbil "non rappresenta un arretramento, ma una rimodulazione operativa legata alle condizioni di sicurezza e alla specifica fase della missione".