

Sulla vicenda di Crans-Montana "prima di tutto deve essere qualificata la catena di responsabilità, oltre ai Moretti ce ne sono ben altri", afferma l’avvocato Alessandro Vaccaro, legale della famiglia di Emanuele Galeppini, che sottolinea come il quadro resti ancora pieno di zone d’ombra. Il legale esprime perplessità sul comportamento dei Moretti, accusati di "continuare a scaricare colpe su soggetti terzi", e sui tempi della cooperazione con la magistratura italiana: "Quello che sorprende è che da inizio gennaio, quando l’autorità giudiziaria italiana ha chiesto di poter collaborare, questa cooperazione continua a non esserci perché il primo appuntamento, fissato per il 31 gennaio, è stato spostato al 19 febbraio. Una critica che noi rivolgiamo ai procuratori generali di Sion è che ormai sono passati 40 giorni: documenti e interrogatori ne hanno fatti e le responsabilità possono essere già definite". Secondo Vaccaro, le eventuali responsabilità "vanno anche oltre il Comune di Crans-Montana e devono essere estese anche al Cantone".
Tra i nodi irrisolti anche la qualificazione del reato contestato ai Moretti, che la famiglia ritiene debba passare "da colposo a doloso", e "l’opacità del versamento della cauzione da parte di un soggetto terzo del quale non si conosce nemmeno il nome", oltre all’assenza di misure analoghe per Jessica Moretti. Sul fronte italiano, invece, "l’autorità giudiziaria si sta muovendo" e ha disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte. Ma restano molte domande aperte, ad esempio per quanto riguarda il suo cliente: "A oggi non sappiamo quando sia stato trovato, dove, a che ora e in che condizioni". Inoltre, conclude il legale: "Ci sono una serie di comportamenti che lasciano perplessi", citando anche il contributo di 10mila franchi per le spese "non ancora arrivato nonostante sia stato tanto declamato".