Pastifici pronti ai ricorsi

Usa, dazi al 107% sulla pasta italiana: rischio balzello da 700 milioni di dollari

La minaccia colpisce 13 marchi Made in Italy. Tariffa retroattiva di un anno, in vigore dal primo gennaio

La guerra commerciale con gli Usa torna a colpire l'Italia, protagonista questa volta il nostro prodotto agroalimentare più noto: la pasta che sulle tavole degli americani rischia di diventare una pietanza davvero salata. La minaccia è di dazi al 107% alla dogana per spaghetti, fusilli e rigatoni Made in Italy. La Commissione Ue in accordo col governo italiano, se necessario interverrà anche se il superdazio esula dalle trattative Usa-Ue sulle tariffe, perché si riferisce ad un'indagine sulla concorrenza dei prezzi del Dipartimento del Commercio Usa.

Un balzello esorbitante che si deve ad una tariffa anticoncorrenza del 91,74%, che si andrebbe a sommare ai dazi del 15% annunciati in estate da Trump dopo la serrata trattativa con Ursula von der Leyen. Preoccupazione nei nostri stabilimenti per le ripercussioni sull'occupazione e sulla filiera.

Il dazio maggiorato con la tariffa dal 107% sarebbe retroattivo, quindi i pastifici dovrebbero pagare gli arretrati di un anno, entrerebbe in vigore dal prossimo primo gennaio e riguarderebbe solo i 13 marchi italiani oggetto dell'indagine. Le aziende interessate annunciano ricorsi. Uno dei pastifici nel mirino, che deve al mercato americano la fetta dell'11% del suo fatturato, muovendosi nel solco delle richieste della Casa Bianca è già pronta ad aprire uno stabilimento sul suolo americano per scongiurare i balzelli doganali.

Negli Stati Uniti la pasta italiana viene venduta a prezzi tra i 3,5 ai 10 euro al chilo, a seconda del canale di vendita, circa del 30% più cara rispetto a quella che acquistiamo in Italia. Con la nuova tariffa raggiungerebbe prezzi proibitivi per i consumatori statunitensi. Per i nostri brand il mercato a stelle e strisce vale 700 milioni di dollari ed è il secondo dopo la Germania.