In migliaia sfilano per le strade di Budapest nella 31esima parata del Pride, nonostante le temperature vicine ai 40 gradi. Si tratta della prima dopo la fine dell'era di Viktor Orbán, responsabile di molte politiche anti-Lgbtqia+ condannate dall'Ue tra cui quella sulla protezione dei minori - bocciata proprio dalla Corte di Giustizia dell'Unione - per via della quale nel 2025 la polizia non aveva autorizzato la marcia.
L'anno scorso, nonostante il divieto imposto dal governo per anni, oltre 200mila persone avevano partecipato alla marcia in segno di sfida, un numero significativamente superiore rispetto agli anni precedenti, quando i partecipanti erano circa 35mila. Quest'anno è il caldo torrido a influenzare la partecipazione, che sembra fermarsi alle 25mila persone: gli organizzatori hanno invitato alla prudenza soprattutto per le persone vulnerabili, ma l'evento intende inviare un "segnale importante" alla nuova leadership del premier conservatore filo-europeo Péter Magyar.
"Il Pride di quest'anno invierà un segnale importante al nuovo governo: questi problemi rimangono rilevanti e continuiamo a subire esclusione in molti ambiti", ha dichiarato all'Afp l'attivista trans Pippin Nadori della comunità transgender Prizma. Nadori si batte, come priorità, per l'abolizione del divieto del 2020 di cambiare genere sui documenti ufficiali. "Complica la vita delle persone a tutti i livelli se il nome sulla carta d'identità non corrisponde all'identità che vivono", ha sottolineato la studentessa ventiduenne. Durante la sua campagna elettorale, Magyar ha evitato di affrontare la questione dei diritti Lgbtia+ ma, sin dalla sua elezione, ha dichiarato che il suo governo non imporrà agli ungheresi come vivere. "Abbiamo chiarito che, a nostro avviso, ognuno è libero di amare chi vuole e vivere con chi vuole, purché non violi la legge", ha affermato all'inizio di giugno.
"Tutti hanno il diritto di raduno che noi garantiamo", ha aggiunto il neo-premier magiaro, anche se nessun esponente del nuovo governo e del partito del premier Tisza è andato al corteo. Sul palco, per esprimere solidarietà alla comunità Lgbtia+, prevista la presenza del sindaco verde di Budapest, Gergely Karacsony, con alcuni rappresentanti dei partiti fuori del Parlamento: liberali, socialisti e verdi. Alcuni dimostranti anti-Pride hanno invece strappato e lanciato nel Danubio delle bandiere arcobaleno, che erano state issate sul ponte Elisabetta su indicazione del sindaco Karacsony.