È il momento di leccarsi le ferite per il fronte del Sì al referendum e per il centrodestra, partito forte di tutti i pronostici e sorpassato dal No proprio sulla linea del traguardo. Una campagna referendaria forse iniziata troppo tardi, forse con toni sbagliati. Sicuramente - come dimostrano le rilevazioni di Tecnè - in cui diverse porzioni dell'elettorato conservatore si sono spostate sul No, mentre la campagna per il Sì ha avuto molto meno presa sull'elettorato storicamente progressista.
La batosta alla Lega e i "franchi tiratori" a destra -
Sono più gli elettori di destra che hanno votato No rispetto agli elettori di sinistra che hanno votato Sì. È questo il primo dato di rilievo che il referendum sulla giustizia ha consegnato. Difficile dire, a più di un anno dalle prossime elezioni politiche, se si tratti di un giudizio negativo sull'operato del governo Meloni o se sia semplicemente frutto di una valutazione nel merito della riforma. Di certo a pagare il prezzo più salato è la Lega, con addirittura il 17% degli elettori schierato per il No. Se Forza Italia e Fratelli d'Italia sono allineati su un 11% schierato per il No, ben oltre un elettore su cinque di Noi Moderati e Futuro Nazionale ha optato per la conferma dello status quo.
La fuga (limitata) dalle opposizioni -
Un medesimo movimento, in direzione inversa e a percentuali ridotte, si è notato anche tra le opposizioni. Il Partito democratico ha perso l'11% dei suoi elettori in favore del Sì, Verdi e Sinistra solamente il 7%. Più cospicuo il sanguinamento verso la posizione del governo per il Movimento 5 stelle, che conta un 14% di "franchi tiratori" rispetto al netto No espresso dal presidente di partito Giuseppe Conte. Italia Viva, che aveva lasciato libertà di voto, e +Europa, schierata per il Sì, hanno registrato un 63% del loro elettorato in favore della riforma e il 37% contrario. Azione, con Calenda tra i principali frontman della riforma, ha visdto l'80% per il Sì e il 20% per il No.
Il No e la vittoria dei giovani -
Un altro dato arriva dall'analisi del voto diviso per età. Il No è riuscito a convincere e portare dalla sua parte soprattutto la porzione più giovane, tra i 18 e i 34 anni, che ha votato solo per il 40% in favore della riforma. Punto a punto tra i 35 e i 64 anni (53% per il No) e oltre i 65 anni (52% per il No). Sembra dunque evidente che le opposizioni abbiano fatto breccia meglio nelle generazioni più giovani, riportandole nuovamente nelle urne e convincendole a barrare la casella del No.
Il voto in base alla professione -
Un'ultimo dato arriva dalla suddivisione dei votanti per professione. Il Sì ha vinto, anche convincendo con dieci punti di scarto, solo tra i lavoratori autonomi. Il No ha convinto invece il 54% dei dipendenti privati e addirittura il 58% dei dipendenti pubblici.