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Universitari in tenda per protesta, dopo Milano tocca a Roma: “Insostenibile” 

Dopo il gesto di Ilaria altri studenti si sono uniti alla sua voce. A Roma c'è una tendopoli anche all’Università Sapienza. E qualcosa si muove tra le istituzioni

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Un gesto isolato, simbolico, che pian piano si sta trasformando in un’onda generale di protesta, che sta imponendo una profonda riflessione ai “piani alti”. La storia di Ilaria, la studentessa universitaria che nelle scorse settimane si è piazzata con una tenda e con un materassino gonfiabile davanti al Politecnico di Milano, per accendere un faro sul problema del caro-affitti per i ragazzi fuori sede (e non solo), che affligge il capoluogo lombardo, sta infatti dando lo spunto a molti altri ragazzi per solidarizzare con lei ma soprattutto per allargare il raggio d’azione del suo gesto.

La protesta arriva a Roma - Già nei giorni successivi all’inizio della protesta silenziosa di Ilaria, un’altra decina di tende hanno fatto la loro comparsa nei giardini di fronte all’ateneo milanese. Nelle scorse ore, invece, è toccata a Roma, dove un gruppo di ragazzi ha installato una piccola tendopoli sul prato davanti al rettorato dell’università “La Sapienza”, proprio sotto alla statua della Minerva. Ilaria, invece, ha deciso di interrompere la sua mobilitazione per tornare a lezione, evitando di avere un doppio danno dalla situazione. Senza però nascondere la sua soddisfazione per gli effetti prodotti: il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha convocato per giovedì 11 maggio un vertice a Palazzo Marino proprio per parlare dell’emergenza abitativa nella sua città, a cui parteciperanno anche i rettori delle università meneghine.

A presidiare il campo, ci saranno i colleghi che si sono uniti a lei. Almeno fino ad allora, hanno assicurato gli altri “accampati” milanesi, “non ci muoveremo”. Potendo comunque contare, dalle retrovie, sul supporto morale dell’ideatrice dell’iniziativa: “Non smetterò di lottare - ha detto Ilaria prima di andare via - e spero arrivino altre tende in giro per l’Italia”. Così è stato: come in una sorta di staffetta tra compagni di sventura, la protesta si sta ora spostando in altre città, strutturandosi ulteriormente.

Nelle grandi città affitti troppo cari per i fuori sede - Particolarmente determinato il gruppetto che, come detto, da alcune ore sta occupando gli spazi aperti de “La Sapienza”. Come segnalano le associazioni studentesche, anche a Roma cercare casa oggi è diventata un'impresa: gli appartamenti disponibili costano in media 500€ e gli studenti fuori sede sono 40 mila (un terzo di tutta la popolazione dell'Ateneo). Inoltre, sempre secondo i rappresentanti degli studenti, gli strumenti che la regione mette a disposizione tramite contributi per alloggi e borse di studio rimangono delle soluzioni temporanee ed esigue. E i soldi investiti per le residenze studentesche sono ancora troppo pochi.

"La situazione è ormai diventata insostenibile - afferma Leone Piva, Coordinatore di Sinistra Universitaria - avere una casa a Roma, per uno studente, è ormai un privilegio che pochi si possono permettere, e chi è più in difficoltà è costretto a lavorare in condizioni estremamente precarie per poter mantenere il costo di un affitto. Crediamo che il Governo, invece di investire nelle residenze private, debba invertire la direzione in tema di politiche abitative, attuando delle manovre che riescano ad appianare i prezzi degli alloggi”.

I posti letto "pubblici" sono quasi inesistenti  - Dichiarazioni, quelle dei ragazzi, che trovano conforto nei dati ufficiali. Come riportato nei giorni scorsi dal sito Skuola.net, riprendendo un rapporto del CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), a livello nazionale meno del 5% degli iscritti ha la fortuna di abitare in uno studentato pubblico: a fronte di una richiesta potenziale di circa 764 mila sistemazioni, ci sono poco più 36mila posti letto d’ateneo. Con un quadro abbastanza omogeneo in tutte le regioni.

Probabilmente, saranno insufficienti anche quei 14mila posti in più che ha promesso il Ministero dell’Università e della Ricerca, grazie a un Fondo di 400 milioni di euro. Più consistente, semmai, il contributo dato dal PNRR, che prevede uno stanziamento di 960 milioni di euro per la creazione, entro il 2026, di ulteriori 60mila posti. In ogni caso poca cosa. L’affitto di stanze e abitazioni private, anche in futuro, rimarrà la via maestra.

Si muove il Ministero dell'Università - Per questo, per gli studenti, l’ideale sarebbe muoversi sin da ora sulle politiche per la casa dei vari Comuni. E, su questo, anche sulla scia delle proteste qualcosa si sta muovendo. Lo stesso MUR ha fatto sapere che la ministra Bernini ha firmato un decreto, in attuazione delle misure previste proprio dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per l’istituzione di un gruppo di lavoro interministeriale per la formulazione di proposte utili a garantire e potenziare il diritto allo studio.

In concreto, si legge nella nota ministeriale, ai tecnici - indicati dall’Agenzia del demanio, dalla Conferenza dei rettori e delle università italiane (CRUI), dall’Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario, da Cassa depositi e prestiti, dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, coordinati dal MUR - verrà chiesto di individuare il costo medio calmierato per ogni posto letto a livello territoriale, tenendo conto dei valori di mercato di riferimento, delle tipologie degli immobili e del livello di servizi offerti. Inoltre, nella determinazione del costo finale del posto letto, sarà prevista una riduzione del 15 per cento.

Nel frattempo, per accelerare sulla risoluzione dell’emergenza in corso, la stessa Ministra ha comunicato di aver avviato un confronto con gli Enti locali per individuare soluzioni congiunte per gli alloggi degli universitari. Mentre, nelle prossime ore, verrà lanciata una manifestazione di pubblico interesse per una ricognizione di possibili strutture dismesse da poter convertire a studentati da mettere a disposizione degli atenei.

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