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Disturbi alimentari, quali sono i campanelli d’allarme e come stare vicino a chi soffre: i 10 consigli dell'esperto

Ecco un decalogo per aiutare le persone a riconoscere questi fenomeni, dando anche qualche strumento per stare accanto a chi ne è affetto

-afp

Definiti come l’epidemia sociale dei nostri tempi, i disturbi del comportamento alimentare riguardano oggi più di 3 milioni di persone in Italia. E con la pandemia da Covid-19 l'incidenza è aumentata e il picco è soprattutto tra i giovanissimi: i primi casi possono essere segnalati in bambini al di sotto di 12 anni.

L’inasprimento del fenomeno è anche figlio della nostra epoca, eccessivamente legata all’immagine e a messaggi devianti - fino alla tossicità - sul ruolo del corpo e della forma fisica. Messaggi che in giornate di sensibilizzazione come quella del 15 marzo, dedicata proprio ai disturbi alimentari, è necessario combattere, in nome di un atteggiamento sociale più sano e di maggiore informazione su queste tematiche.

Anche con la corretta informazione si può aiutare chi soffre di disturbi alimentari 

Per questo il portale studentesco Skuola.net, con l’aiuto di Animenta - ente no-profit che si occupa di raccontare e informare sui disturbi del comportamento alimentare (DCA) - ha voluto individuare i più importanti campanelli di allarme che possono farci accorgere se una persona soffre di un disturbo alimentare. Nonché le giuste indicazioni sul modo più adatto per starle vicino.

Così Aurora Caporossi, founder e presidente dell'associazione 'Animenta': “Ricordo. Concretezza. Azione. Unione. Sono queste le parole che rappresentano il 15 marzo, la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla. Un appuntamento che ci ricorda quanto siano diffusi i disturbi alimentari in tutta Italia e quanta strada ancora c'è da percorrere per fornire delle cure adeguate e tempestive. Conoscere i disturbi alimentari, leggere le storie di chi ha vissuto queste malattie e di coloro che hanno vissuto accanto a loro è importante, al fine di riuscire a raccontare la complessità di una delle patologie psichiatriche più diffuse nel nostro secolo”.

“Gli studenti e in generale i giovani sono stati particolarmente colpiti, soprattutto a livello psicologico, dalla pandemia. La chiusura delle scuole e la mancanza di socialità, con il crescente isolamento, ha avuto pesanti ripercussioni che si riflettono sui preoccupanti dati riguardanti il propagarsi dei disturbi alimentari. Senza contare che viviamo nell’era dei social, dove il culto dell’immagine sta raggiungendo livelli finora sconosciuti. Il rimedio non può che essere una corretta educazione, non solo alimentare, ma anche all’affettività, per guidare i ragazzi a un rapporto più sano con se stessi e con gli altri. In questo non possono che avere un ruolo la scuola e le famiglie”, commenta Daniele Grassucci, fondatore e direttore di Skuola.net.

1. Il primo segnale: cambia il modo in cui si mangia

Forse è il primo comportamento di cui ci si può accorgere se si vive insieme a una persona che soffre di un disturbo alimentare, o se si condividono con lui o lei i pasti. Quando, ad esempio, si soffre di un disturbo restrittivo, si tende a spezzettare il cibo, a mangiarlo in modo prolungato nel tempo, o a eliminare dalla propria alimentazione alcune tipologie di nutrienti. Si tende a cucinare molto, ma spesso non si mangia quello che si è cucinato.

2. Al bagno troppo spesso

Non è un segnale evidente come l’improvviso cambiamento delle abitudini alimentari. Ma può capitare che diventi, come nel caso della bulimia nervosa, più frequente l’utilizzo del bagno, soprattutto dopo i pasti. Quando diventa praticamente sistematico, vuol dire che c’è qualcosa che non va.

3. Quel malessere quando è il momento di mangiare

È possibile percepire una sensazione di ansia crescente nella persona affetta da disturbi alimentari, in particolare quando si avvicina il momento del pasto. Il malessere che si prova e che si esprime attraverso un rapporto complesso con il cibo ha anche altre manifestazioni: ad esempio, si mangia in segreto, quando nessuno vede, spesso di notte e facendo incetta di grandi quantità di cibo, come può accadere nel Binge Eating Disorder.

4. Isolamento

Un disturbo alimentare può essere anche alla base dell’allontanamento da occasioni di convivialità con gli amici, con un isolamento sempre più marcato. Ma non sempre questo è evidente: possono esserci scuse o giustificazioni per dissimulare i veri motivi di questo comportamento. Spesso, infatti, i campanelli di allarme non sono visibili e molte persone che soffrono di un disturbo alimentare non appaiono chiaramente malate. Ma nel momento in cui osserviamo questi segnali, è importante chiedere aiuto a un esperto o a uno specialista.

5. Non è facile essere d’aiuto

Quando una persona soffre di un disturbo alimentare è come se vivesse costantemente in apnea. Questo porta a non riuscire ad ascoltare sentire se qualcuno chiama, a non riuscire a vedere l’aiuto che qualcuno vorrebbe offrire. Stare accanto a una persona che soffre di un disturbo alimentare è complesso, perché tutto l’aiuto che si prova a dare sembra non essere “visto”, apprezzato, o avere alcun effetto.

6. Evitare i commenti su corpo, cibo e peso

In una società che elogia la magrezza, siamo soliti ricevere molti complimenti quando perdiamo del peso: “Ora si che stai bene”, “Anche io vorrei sapermi controllare come te”. Ma nessuno conosce nel profondo la storia di una persona, né sa cosa ci sia dietro una perdita di peso. Potrebbe non esserci nulla di grave, ma potrebbe invece esserci un disturbo alimentare. Meglio evitare di porre l’attenzione su temi di questo genere e imparare a dare attenzione ad altro. Concentrandosi, piuttosto, sulle caratteristiche interiori, anziché esteriori, di un essere umano.

7. Non sminuire quello che la persona sta affrontando

Una persona che non mangia più non lo fa perché sta facendo i capricci. Allo stesso modo, non mangia troppo solo perché le piace. Nella relazione con il cibo passano emozioni, sofferenze ed esperienze che molte volte non è possibile vedere. Per questo è necessario utilizzare con cura le parole da dire e anche quelle da non dire, e saper creare un ambiente accogliente, dove ognuno si sente visto e non giudicato.

8. Darsi tempo e dare tempo

Aiutare una persona che soffre di un DCA è complesso. Soprattutto quando questa non è pronta a chiedere o ad accogliere aiuto. Da qui emerge un forte senso di impotenza, accompagnati anche da rabbia, frustrazione, delusione. Nonostante questo, è necessario restare accanto a chi soffre del disturbo, finché non avrà la forza e la consapevolezza di accettare un intervento esterno. La reale sfida sta qui, nel restare a disposizione tutto il tempo di cui c’è bisogno.

9. Anche la famiglia ha bisogno di essere aiutata

Per tutte queste motivazioni appena viste, stare accanto a chi soffre di DCA può essere un percorso molto difficile. Ed è importante che l’equipe che tratta il paziente consideri anche la sofferenza della famiglia, che è importante includere nel percorso terapeutico.

10. Informarsi e conoscere

I disturbi del comportamento alimentare sono in crescita ma, nonostante ciò, ancora vi è una scarsa informazione. Ciò porta a sottovalutare i campanelli d’allarme, le richieste di aiuto, o a incentivare comportamenti che portano a peggiorare una situazione già difficile di per sé. Magari aggravandola di sofferenza e di incomprensioni. Per questo la giornata del Fiocchetto Lilla è così importante: è un’occasione per “guardare oltre” i luoghi comuni e quella che, di fatto, è solo la manifestazione esterna della malattia. Chi convive con queste patologie, probabilmente, riuscirà a sentirsi meno giudicato se chi lo circonda è dotato di un adeguato bagaglio informativo. La corretta informazione, inoltre, porta a una maggiore consapevolezza e comprensione, che agevola e facilita il percorso di cura.

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