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Migranti, Ue: Ong non possono operare in un quadro da Far West

La Francia tiene il punto al Consiglio europeo, ma ci sono spiragli d'intesa. Piantedosi: "Soddisfatto". Dalla Spagna, intanto, arriva uno stop all'idea di hotspot in Africa

Al termine del Consiglio Ue sui migranti, il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha affermato che "le operazioni delle Ong non sono un tabù, si deve discuterne perché stiamo parlando della vita delle persone. Le operazioni nel Mediterraneo non possono avvenire in una situazione da Far West". "Siamo soddisfatti dei risultati di questo Consiglio straordinario - ha precisato -. Si è trattato di uno spirito molto diverso da quello che ha circondato l'episodio Ocean Viking e che ha portato molte forze eurofobiche e populiste a dire che l'Europa non è in grado di fornire risposte sulle migrazioni".

Sull'azione delle Ong nel salvataggio dei migranti "serve ordine, un quadro di cooperazione - ha sottolineato -. Abbiamo bisogno di dialogo tra gli Stati interessati, di impegno, di un sistema ordinato. La Commissione Ue non ha la competenza giuridica per produrre un codice paneuropeo ma è assolutamente possibile che aiuti gli Stati interessati a elaborare una serie di regole in modo da non trovarci nella situazione come quella che ha portato a quella difficile crisi".

Schinas ha poi rimarcato che "non stiamo improvvisando: il diritto internazionale obbliga gli Stati membri responsabili della zona Sar nelle acque internazionali di fare il necessario, cioè salvare la vita delle persone, farle sbarcare nei loro porti e registrare il loro status. Adesso abbiamo 20 azioni specifiche molto concrete che non permetteranno che si verifichino di nuovo queste situazioni e tutti sappiamo cosa fare. Speriamo che quando avremo il patto sulle migrazioni ci sarà anche una legittimità sancita nel diritto europeo, perché ora stiamo agendo ad hoc, non c'é nulla di scritto". 

Parigi era arrivata al Consiglio tenendo il punto: se Roma non assicurerà l'accesso ai porti, non ci saranno i ricollocamenti. Dopo la tempesta, però, le nubi sembrano diradarsi. L'obiettivo, infatti, era più ampio, riportare al centro dell'agenda il tema delle migrazioni e puntare all'accordo che metta fine a Dublino. "È andata bene", ha assicurato alla fine il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.

All'Italia non sono state fatte richieste ma anzi si è parlato di strategie future. Ecco quindi aperture sostanziali a realizzare "interventi finanziati direttamente dalla Ue che possano impedire le partenze e rafforzare i meccanismi di rimpatrio", agendo quindi su quella dimensione esterna delle frontiere più volte evocata dal governo italiano.

Anche se dalla Spagna è arrivato uno stop all'idea di hotspot in Africa: "Potrebbe distrarci dai nostri obblighi in materia di diritto umanitario e internazionali", ha fatto sapere Madrid. Poi si è concordato sulla "necessità di stabilire, in una cornice concertata a livello Ue, delle regole certe per i soggetti, anche privati, che operano nel Mediterraneo". Cioè il codice per le Ong. 

L'incontro è stato sì incardinato sulle esigenze di Francia e Italia, ma questo non significa che non si sia parlato anche d'altro. I timori per la rotta balcanica, ad esempio, dove i numeri sono più alti che in quella centrale e per questo la Commissione a breve presenterà un piano ad hoc. Altri Paesi, come Belgio, Germania e Olanda, hanno espresso le loro rimostranze per i movimenti secondari.

Il ministro dell'Interno ceco, Vit Rakusan, da presidente di turno Ue ha poi avvertito che è "necessario prepararsi a un nuovo afflusso di rifugiati ucraini". Qui la questione è diversa ma tutto si tiene, dato che per ora lo sforzo maggiore su quel fronte lo hanno fatto i Paesi dell'est, tradizionalmente sordi a qualunque richiesta di solidarietà proveniente da sud.

Ylva Johansson, commissario per gli Affari interni, sostiene che "il meccanismo volontario di redistribuzione dei migranti funziona" e ora "va aumentata la velocità". In futuro, quando il nuovo patto approntato dalla Commissione sostituirà il trattato di Dublino, la "solidarietà" - sottolinea un'alta fonte diplomatica - dovrà divenire giuridicamente vincolante, così come ora la "responsabilità" (di salvare vite). Su questo pare che il Consiglio si sia espresso favorevolmente.

Stessa cosa sulle operazioni nelle zone Sar (cioè in mare). Non possono essere considerate alla stregua di quelle di terra. Insomma, il carro si muove. Il prossimo appuntamento è già fissato, l'8-9 dicembre sempre a Bruxelles. Ma già si ipotizza di portare la questione sul tavolo dei leader, nel vertice prenatalizio. "L'Italia - assicurano fonti di governo - è consapevole che l'incontro di oggi rappresenta l'inizio di un importante percorso comune in sede Ue per definire e rendere operativi strumenti efficaci per governare insieme il fenomeno della migrazione".

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