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Il peso del global warming: dietro alla tazzina del caffè  

La qualità arabica prevalentemente sudamericana è la più diffusa e apprezzata al mondo, ma è anche la più sensibile all’aumento delle temperature e ai fenomeni atmosferici

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Ogni anno nel mondo si sorseggiano mezzo trilione di tazzine o tazze di caffè. Il doppio di quante se ne consumassero anche solo dieci anni fa. Una buona giornata, in ogni angolo del globo, è una giornata che parte con l'aroma della moka in cucina o della macchinetta al bar. Ma i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale ne stanno mettendo in pericolo raccolti e forniture.

Nell'ultimo anno sono stati spazzati via centinaia di migliaia di ettari di piantagioni, soprattutto dai paesi in via di sviluppo che garantiscono il 90% del raccolto mondiale ma sono anche tra i meno responsabili, in proporzione, del riscaldamento globale. Secondo stime elaborate da Bloomberg il prossimo marzo in Brasile le scorte di caffè potrebbero assottigliarsi a 7 milioni di sacchi da 60kg, quando il mercato per mantenere un equilibrio tra forniture e prezzi dovrebbe viaggiare su un magazzino tra i 9 e i 12.

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Le cause di questa futura probabile carenza di caffè dipendono sia da una domanda in continua crescita, ma soprattutto da siccità prolungata che impatta sulle aree coltivate e in alcuni casi le ha compromesse a tal punto da dover ripartire da zero con le piantagioni, perdendo così da 3 a 6 anni prima di un nuovo raccolto. Brasile e Colombia sono in prima linea sul fronte di un export che per il Sudamerica complessivamente vale poco meno di 40 miliardi di dollari. Nel solo 2021, anticipando in parte questi fenomeni, il prezzo del caffè è salito di oltre il 20%: una impennata che non si registrava così vigorosa da 4 anni. La qualità arabica prevalentemente sudamericana è la più diffusa e apprezzata al mondo, ma è anche la più sensibile a rialzi delle temperature e fenomeni atmosferici, in un momento in cui però anche il Vietnam con la lavorazione della qualità Robusta, a più alto contenuto di caffeina, sta soffrendo e vede i suoi prezzi all'export crescere. La coltivazione di caffè è un'arte tra le più antiche del mondo ma anche tra le meno tecnologicamente avanzate, sostanzialmente invariata da 50 anni. 125 milioni di persone hanno vite che dipendono dalla sua coltivazione.

Se oggi un caffè al bar arriva a costare un euro e vento centesimi o addirittura un euro e trenta le responsabilità non sono da ricercarsi solo nell'inflazione a un passo dal 10% che sta colpendo tutti i generi alimentari indiscriminatamente, ma anche a fenomeni come i cambiamenti climatici che nel giro di qualche anno potrebbero rendere sempre più costoso e difficile iniziare le nostre giornate con l'unico sapore in grado di migliorarle.

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