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Il lavoro in somministrazione traino nella ripresa post-Covid

Nell’anno della pandemia il settore ha mostrato grande solidità, con una caduta occupazionale inferiore a quella di altre realtà. E nel novembre 2021, con la ripartenza, ha raggiunto il picco storico di lavoratori somministrati

Afp

Il lavoro in somministrazione, durante la pandemia da Covid-19, si è dimostrato essere una forma di occupazione particolarmente resiliente. Nel 2020, secondo l’Istat, la media dei settori del mercato del lavoro è stata “fortemente e diversamente influenzata dalla pandemia”, con un calo dell'occupazione “senza precedenti” in media annua. Ma tra lockdown e restrizioni, che hanno determinato il rallentamento, se non addirittura la chiusura – in alcuni casi definitiva ­– di molte attività, il lavoro in somministrazione, grazie anche alla peculiare capacità di intercettare in anticipo le richieste e le tendenze del mercato del lavoro, ha dimostrato la propria tenuta.

I dati sulla somministrazione nell’anno della pandemia hanno infatti evidenziato una decisa solidità del settore, soprattutto per quanto riguarda il lavoro a tempo determinato (cioè la forma contrattuale più esposta alla crisi Covid proprio a causa del rallentamento dell’economia del nostro Paese), rispetto ad altre realtà che sono state invece duramente esposte ai colpi della crisi senza alcun tipo di protezione. Nel 2020, secondo i dati di Assolavoro, gli occupati in somministrazione a tempo determinato hanno registrato un calo nella media annua solo del 6,7% rispetto al 2019, contro una caduta occupazionale dell’11,9% di tutti gli altri lavoratori a tempo determinato.

Un risultato decisamente positivo in un periodo che ha rappresentato un grave shock per le economie mondiali e in particolar modo per quella italiana, primo Paese europeo a essere pesantemente colpito dal coronavirus. E ancor più brillante è stata la capacità del settore del lavoro in somministrazione di risollevarsi, di reagire rapidamente ai velocissimi cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro e di contribuire fattivamente alla ripresa della nostra economia durante i mesi della ripartenza.

Nel 2021 il settore ha infatti registrato una crescita a due cifre: +23,8% rispetto al 2020, con una media di 474mila occupati mensili in somministrazione, a fronte di una crescita generale del mercato del lavoro di appena lo 0,66%. E nel 2021 è cresciuta anche l’incidenza del lavoro in somministrazione sull'occupazione totale, che ha raggiunto il 2% con una crescita del 18% sull’anno precedente. In grande crescita, secondo i dati di Assolavoro Datalab, anche il monte retributivo (aumentato del 27,3% a 8,7 miliardi di euro) e le ore lavorate (680 milioni, +28,6%).

Lo scorso anno, poi, nonostante la crisi Covid non fosse ancora terminata e nuove ondate avessero iniziato a colpire il nostro Paese, nel mese di novembre il lavoro in somministrazione ha fatto registrare un risultato storico: il numero medio di somministrati su base mensile ha raggiunto il massimo di sempre, con oltre 525mila occupati. Tra questi, il mese successivo oltre 110mila avevano un contratto a tempo indeterminato: ciò significa un contratto di lavoro a tempo indeterminato con un’Agenzia per il lavoro per almeno 1 lavoratore su 4 in somministrazione.

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