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Roger Waters "persona non grata" in Polonia: cancellati i suoi concerti

Il musicista ex Pink Floyd aveva criticato Zelensky per la guerra con la Russia ed è stato sanzionato dal Paese filo ucraino dove non potrà portare il suo "Farewell Tour"

IPA

Roger Waters si è visto cancellare le date del suo "Farewell Tour" programmate in Polonia ad aprile 2023 dopo le sue esternazioni sulla guerra in Ucraina e le critiche a Zelensky. In più, proprio per le sue dichiarazioni, il membro fondatore dei Pink Floyd è stato anche dichiarato "persona non grata". "Non vogliamo a Cracovia persone che si schierino con la Russia dando supporto alla propaganda di Putin", ha spiegato un consigliere comunale della città. D'altronde il governo polacco è un fedele alleato di Zelensky e ha inviato carri armati e armamenti in Ucraina, incoraggiando anche l'Unione europea a introdurre sanzioni più severe contro la Russia. Intanto una delle date annullate (21 aprile) di Waters è stata trasferita in Italia, in aggiunta alle due già in programma all'Unipol Arena di Bologna il 28 e 29 del prossimo anno.

La polemica è stata innescata da una lettera aperta che Roger Waters ha scritto il 4 settembre alla first lady ucraina, Olena Zelenska, in cui denunciava che "nazionalisti estremisti" in Ucraina "hanno messo il Paese sulla strada di questa guerra disastrosa" criticando congiuntamente l'atteggiamento della Nato, l'Occidente, ma anche di Washington, per aver fornito armi all'Ucraina. Ha poi accusato il presidente ucraino Zelensky di non aver mantenuto le promesse elettorali che prevedevano di portare la pace nella regione del Donbass. 

Qualche giorno dopo in risposta all'ex Pink Floyd, Zelenska ha scritto su Twitter che è stata la Russia ad aver invaso l'Ucraina e che ora sta distruggendo le sue città e uccidendo civili. "Roger Waters, dovresti chiedere la pace al presidente di un altro Paese", ha scritto la first lady di Kiev.

Dopo la lettera aperta di Roger Waters, il consigliere comunale di Cracovia Lukasz Wantuch ha esortato a boicottare i concerti in Polonia, prima di presentare una mozione per dichiarare il musicista "persona non grata" in città. Intanto Waters, dalla tournée negli Stati Uniti, ha risposto con post su Facebook: "Hey Lukasz Wantuch, Leave them kids alone", facendo riferimento al testo di "Another Brick in the Wall" dei Pink Floyd.

Non è finita qua. Intervistato da Rolling Stone, Waters ha dichiarato di sentirsi perseguitato dal governo ucraino e di temere per la sua incolumità, sicuro che Kiev chieda la sua testa. "Sono su una kill list supportata dal governo ucraino. Sono su quella fottuta lista e di recente hanno ucciso delle persone. Ma quando ti uccidono scrivono 'liquidato' sulla tua foto. E io sono una di quelle foto", ha spiegato al magazine statunitense.

Waters è sempre attivo politicamente, sostenitore della liberazione della Palestina e del movimento Black Lives Matter, è stato sempre critico contro la destra mondiale rappresentata dalle figure del brasiliano Jair Bolsonaro, l’ungherese Viktor Orbán e l’ex presidente Usa Donald Trump. E a proposito degli Stati Uniti, sempre a Rolling Stone, ha spiegato che i media compiacenti propinano al Paese l'idea che Russia e Cina siano cattive, mentre gli americani sarebbero i buoni: "Ovviamente noi (e quando dico noi parlo di tutti i cittadini che pagano le tasse negli Stati Uniti) non lo siamo. Siamo i più cattivi di tutti, almeno 10 volte di più. Ammazziamo. Interferiamo nelle elezioni di altri Paesi. Siamo noi, come impero americano, a fare tutte queste porcherie".

30 anni fa lo storico concerto dei Pink Floyd nella laguna di Venezia

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Fu un evento talmente memorabile che due anni più tardi il gruppo veneziano dei Pitura Freska ci scrisse una canzone e quel ritornello "Oi ndemo a veder i Pin Floi" divenne il loro primo successo. Il 15 luglio del 1989 i Pink Floyd di David Gilmour, Nick Mason e Rick Wright (Roger Waters se ne era andato da tempo) misero in scena uno dei loro show più memorabili di sempre su una piattaforma galleggiante nel mezzo della laguna di Venezia. Un concerto che se da una parte fu un evento eccezionale, dall'altra suscitò un vespaio di polemiche per le condizioni in cui venne lasciata la città. Arrivarono a Venezia 200mila fan del gruppo e di fronte a una simile invasione l'organizzazione fu a dir poco approssimativa, mancando transenne, bagni chimici, punti di ristoro e altro che potesse rendere l'impatto meno devastante.

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