Lo scoppio di una crisi militare nello Stretto di Taiwan potrebbe innescare una serie di sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti, dei Paesi europei e del Giappone a carico della Cina, che si rivelerebbero però un'arma a doppio taglio. Secondo il quotidiano nipponico "Nikkei", che cita un rapporto presentato al Consiglio di Stato della Cina, i danni all'economia mondiale supererebbero infatti i 2.600 miliardi di dollari. Nel documento si legge: "Se gli Usa e i loro alleati si attivassero per varare sanzioni, la Cina tornerebbe a un'economia pianificata chiusa al mondo".
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