JAZZ MEETING

Marco Zurzolo, il sassofonista ospite del Festival dell'Alta Costiera Amalfitana

Il compositore si racconta a Jazz Meeting

di Giancarlo Bastianelli

© Ufficio stampa

Iniziata lo scorso 18 luglio l’11esima edizione del festival dell’Alta Costiera Amalfitana: “Sui Sentieri degli Dei”, che ad Agerola, fino al prossimo 8 settembre, prevede 45 appuntamenti che riguardano la musica, ma anche il teatro e la letteratura. Raggiante il sindaco Tommaso Naclerio che sulla manifestazione, dice: "Siamo pronti a scrivere un nuovo capitolo della bellissima storia del Festival, questa undicesima edizione sarà all’altezza delle aspettative di un pubblico che è cresciuto in maniera direttamente proporzionale, alla qualità della rassegna".

Il Parco Colonia Montana e il Belvedere di Punta Corona, location della manifestazione, saranno gli scenari ideali nel quale cultura e paesaggio si fondono e si intrecciano. E proprio il Parco Colonia Montana dalle 21 del 25 luglio, ospiterà il concerto del sassofonista Marco Zurzolo, che vede ospite Tony Esposito.

Due big della musica partenopea degli ultimi decenni si ritroveranno sul palco a suonare con giovani musicisti. Marco Zurzolo presenta il progetto "I Napoletani Non Sono Romantici", che è anche il titolo del nuovo libro dell'eclettico musicista. Il progetto ha lo scopo di portare al pubblico una visione di musica nuova, che fonde linguaggi diversi, spaziando dal jazz alla più tradizionale canzone napoletana.

Del progetto abbiamo parlato con lo stesso Marco Zurzolo, gradito ospite a "Jazz Meeting".

"Da anni - dice Marco Zurzolo - non sono solo un musicista, ma anche compositore, attivo in vari ambienti e insegnante di Conservatorio. Con i miei allievi ho creato il progetto musicale 'Marco Zurzolo e i New Showman', che si rifanno al mitico gruppo napoletano dell’indimenticabile Mario Musella, una delle migliori voci del panorama musicale italiano di quel periodo. Con Tony Esposito parliamo lo stesso linguaggio, consapevoli di dare vita un'esperienza unica per pubblico che assiste al concerto. Con lui sul palco mi sento sicuro, perché riesce a "coprirmi le spalle" come pochi altri. Con Tony suonammo nell'album "Ferryboat" di Pino Daniele ed insieme prendemmo parte alla tournée che seguì la pubblicazione del disco.

Pino Daniele è sempre molto amato, anche dalle “nuove generazioni”
Si, indubbiamente Pino Daniele, insieme a Troisi, porto' in giro per l'Italia ma anche per il mondo con orgoglio l’immagine della napoletanità. Oggi in qualsiasi luogo si vada troviamo persone che conoscono, cantano e amano la musica napoletana. Ricordo quando, anni fa, fui invitato con il mio gruppo al festival di Montreal, suonando davanti a 50mila persone e riscuotendo un tale successo, da essere poi invitati anche per le successive edizioni. Proprio per questo, ritengo che noi musicisti non possiamo fare un mero "copia e incolla" della musica americana, ma dobbiamo tenere conto anche della tradizione; senza il rispetto delle radici non si va da nessuna parte.  

Cosa significa per te essere nato in una città come Napoli?
E’ una città che da secoli rappresenta la culla della cultura europea, che ha dato un forte imprinting al resto dell'Italia. Proprio per questo mi piacerebbe realizzare un grande festival a Napoli, sfruttando anche i meravigliosi castelli della nostra città. Potrebbe essere l'occasione per tantissimi giovani bravi che sanno suonare e che vogliono interagire tra loro e con il pubblico, occorre solo che gli si dia spazio.