televisione

I labbroni ipnotici di Lilli Gruber

Telebestiario di Francesco Specchia

Turgidi, carminii e basculanti a trequarti -come la sua famosa posa da mezzobusto - i labbroni di Lilli Gruber anchorwoman appena insediatasi ad “Otto e mezzo” (La7), avevano un che d’ipnotico e caleidoscopico; lo spettatore era talmente concentrato sull’apparato maxillo-facciale di Lilli da dimenticarsi il resto della trasmissione, temi, servizi, sguardo del co-conduttore Federico Guiglia compresi. Gli ospiti, poi, tra le labbra di Lilli e lo sfanalare ceruleo di Guiglia, vivevano, accecati, in uno stato beckettiano, nell’attesa perenne di quel turno di parola che mai gli sarebbe stata assegnato.

Otto e mezzo, ai primordi della Gruber, possedeva l’allure d’un programma inutile. E probabilmente inutile è rimasto. Pure se Lilli, oggi, è cambiata. E Otto e mezzo, sebbene lontanissimo dai fasti di Ferrara e Ritanna Armeni, sta riacquisendo un propria -diciamo- dignità. L’altra sera è stato abbastanza divertente lo scazzo tra l’iperlaico Della Vedova (che in quanto al concetto di eletti moralmente superiori ai propri elettori, aveva ragione da vendere...) e il supercattolico Lupi in visibile imbarazzo sul caso Ruby. Ma anche altre volte i duelli proposti nel classico contesto-ring (Bocchino-Bondi, Bindi- Gasparri) hanno funzionato. L’amico Bartezzaghi su L’Espresso parla di un esito dialettico simile alla sperimentazione di Berio su Joyce, per definire la sequenza cacofonica dei pensieri. D’accordo, ma in parte. Saranno le pettinature espressioniste di Lilli; sarà che non c’è più Guiglia confinato da qualche parte nel palinsesto (nemmeno l’ufficio stampa di La 7, d’emblée si ricorda dove); sarà l’effetto/Mentana che tutto trascina, ma, insomma, il programma si lascia guardare. La puntata migliore è stata quella, vivace, del 10 dicembre 2010 ospiti Marco Travaglio e Matteo Renzi, che ha realizzato l’ 8,13% di share medio con oltre 2 milioni di telespettatori; la peggiore, invece, quella del 12 ottobre con ospiti Laura Ravetto ed Enrico Rossi, entrambi dotati di narcolessia, che ha raggiunto una share del 3,86%. Il programma, nella rivoluzione digitale, rimane pleonastico. Ma almeno i labbroni non sono più l’epicentro.

Francesco Specchia