E' cominciato il referendum sull'accordo del 23 dicembre scorso per il futuro dello stabilimento di Mirafiori. La Commissione elettorale ha aperto solo uno dei nove seggi previsti complessivamente nella fabbrica. Durante la notte, infatti, potranno esprimere il proprio voto solo 180 lavoratori, quelli impegnati nel turno cominciato alle 22. All'esterno decine di troupe televisive e fotografi.
I 5.431 lavoratori di Mirafiori voteranno nei diversi seggi in questo modo: al seggio 1 (destinato agli operai della lastratura) esprimeranno la loro preferenza 472 persone; al seggio 2 (lastratura) 798; al seggio 3 (verniciatura) 246; al seggio 4 (verniciatura) 232.
Il seggio 5 è destinato agli impiegati ed è previsto il voto di 453 persone, mentre il seggio 6 è riservato agli operai del montaggio, con 885 persone che esprimeranno il loro voto, così come gli ultimi tre seggi: il seggio 7 (805), il seggio 8 (830) e il seggio 9 dove voteranno in 710.
Per ogni seggio tutte le organizzazioni sindacali presenti in fabbrica hanno designato un proprio scrutatore, mentre le operazioni di voto saranno controllate anche da rappresentanti dei due comitati per il "no" che si sono costituiti. Un centinaio di persone vigileranno affinché tutto si svolga regolarmente fino allo spoglio e alla proclamazione dei risultati. Alcuni dormiranno nello stabilimento, per controllare le urne.
Con il primo turno, che terminerà alle 6, voteranno al referendum circa 180 lavoratori della Fiat perlopiù addetti ad attività di manutenzione che fanno permanentemente il turno di notte.
Venerdì mattina toccherà a tutti gli altri operai recarsi alle urne; alle 19.30 si chiuderanno i seggi, nella tarda serata arriveranno i risultati.
Ventun giorni dopo l'accordo per il futuro di Mirafiori (firmato da Fismic, Fim, Uilm, Ugl e Associazione
Quadri, ma non dalla Fiom), è arrivato dunque il momento per i 5.431 addetti delle Carrozzerie di esprimere il loro parere nel referendum in fabbrica.
Sono in gioco investimenti per un miliardo di euro, la creazione della nuova società, la newco tra Fiat e Chrsyler che prevede la produzione di Suv di lusso che, a regime, dovrebbe raggiungere i 250-280 mila veicoli all'anno.
Il quesito referendario è molto semplice: ''Approvi l'ipotesi di accordo del 23 dicembre?''. In realtà, dietro quella semplice frase si nascondono tutti i punti dell'intesa, dai 18 turni di lavoro alle pause, dagli straordinari alla rappresentanza sindacale, dalla mensa ai provvedimenti in caso di assenza dal lavoro che in questi giorni sono stati oggetto di accesissime discussioni. Che per alcuni sono ''il nuovo sistema
di relazioni industriali'' in linea con i tempi; per altri ''il peggioramento delle condizioni di lavoro''.
Per l'ultimo appello al voto sono intervenuti sindacalisti ed esponenti politici; si sono tenute le assemblee del fronte del sì (andata quasi deserta in un salone parrocchiale vicino alla fabbrica) e di quello del no, nelle salette sindacali in fabbrica dove ''i lavoratori - dice Maurizio Landini, segretario generale della Fiom - hanno
espresso preoccupazione e paura. Noi - ha confermato - non firmeremo mai questo accordo, non metteremo mai una firma tecnica'', rifiutando il rischio che la Fiom resti fuori da Mirafiori perché - spiega - questa ''è una scelta che spetta ai lavoratori, non ad altri''.
Camusso: "La Fiom resterà comunque"
"Non diamo all'amministratore delegato di Fiat il potere di cambiare la storia e la tradizione del nostro Paese. Qualunque sarà l'esito del referendum la Fiom resterà in fabbrica", ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a proposito del referendum. "La Fiom - ha aggiunto - è una grande organizzazione con migliaia di iscritti e non viene cancellata così".