cronaca

Yara,s'indaga in cerchia conoscenze

Mentre si chiude senza esito un'altra giornata di ricerche di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra, gli inquirenti sono orientati ad indagare tra la cerchia di conoscenze. La ragazzina non avrebbe mai seguito qualcuno di cui non aveva fiducia. Abbandonata l'ipotesi del rapimento e quella del branco di molestatori che girano con un furgone bianco, studiano più da vicino il circolo interno delle amicizie e delle conoscenze di Yara.

In particolare, gli investigatori cercano, tra le persone di cui Yara poteva fidarsi, quella che avrebbe potuto offrire un passaggio alla ragazza sicuro che avrebbe accettato. Una persona che lei conosce o che conosce la sua famiglia.

Le ricerche della giornata hanno interessato il fiume Brembo, la ditta Roncelli che sorge a poca distanza da casa Gambirasio, un boschetto dov'è stato trovato un rifugio di sbandati con un giubbotto troppo grande per essere di Yara e un cantiere, dove c'era anche una cartelletta rossa che pare però non avere alcun legame con Yara.

Intanto, dopo un intervento sul quotidiano L'Eco di Bergamo del parroco del paese, don Scotti, che si è dichiarato sconcertato dal comportamento dei giornalisti, ha parlato anche il sindaco. "Noi siamo fatti così, parliamo solo se abbiamo qualcosa da dire, è questo il nostro modo di comunicare" ha detto Diego Locatelli. "Non credo assolutamente si sia trattato di un attacco alla stampa - ha detto il sindaco -, ma solo di una considerazione e in qualche modo anche come amministrazione comunale avevamo fatto capire che non ci piace un certo genere di informazione". Per il parroco, i giornalisti televisivi  soprattutto vanno in giro a fare domande "insulse". 

Una vicina: "Ho visto due uomini litigare"
"La sera che Yara è scomparsa ho visto due uomini che litigavano animatamente nella via in cui abita la famiglia Gambirasio. Parlavano in italiano". Lo ha raccontato al Tg5 una vicina di casa di Yara, Marina Abeni, che il pomeriggio del 26 novembre stava portando a spasso i suoi due cagnolini. La donna ha spiegato di aver raccontato tutto al ai carabinieri già il giorno successivo alla scomparsa e il 29 novembre ha lanciato un appello sul suo profilo di facebook chiedendo a queste persone di farsi avanti qualora fossero estranei alla vicenda di Yara.

"Mi sono anche spaventata quella sera -racconta Marina Abeni- queste persone erano molto alterate. Uno, in particolare, che aveva fretta di andarsene e ha tirato via l'altro". La donna ha rilanciato ancora una volta l'appello apparso sul social network: "Si facciano vedere se non c'entrano nulla, così almeno si fa chiarezza". La testimonianza della donna concorda con un racconto fatto all'inizio di dicembre da una guardia giurata che affermò di aver visto nelle vicinanze dell'abitazione di Yara due persone che discutevano animatamente.