televisione

La strana guerra tra Cetto e Rossi

Parliamoci chiaro. Al di là di ogni ideologia politica e della dissertazione sulla mafia (la storia epica Osso, Mastrosso e Calcagnosso va bene, la Lega criminale meno...), “Vieni via con me” è un buon programma.

Nove milioni e 31 mila telespettatori col 30.21% di share in epoca di crudele parcellizzazione degli ascolti testimoniano che tanti italiani non possono sbagliare tutti assieme, nonostante l’ospite Paolo Rossi affermi «A volte la democrazia funziona in modo strano...» con riferimenti - palese- a Barabba liberato contro Gesù e - velato- a Berlusconi. Vabbè. “Vieni via con me” è stato tecnicamente possente specie nella struttura drammaturgica dei monologhi di Saviano su Welby (con l’intervento commuovente di Mina Welby sull’eutanasia) e nelle sue parti emotive che -d’accordo o non d’accordo- hanno costruito una vera televisione empatica. Nove milioni e rotti, appunto e, onestamente, mica tutti di sinistra.

Ciò detto, dal punto di vista del puro intrattenimento, è passata in secondo piano la sfida fra i due comici della serata: Paolo Rossi e Antonio Albanese nei panni allucinati dell’onorevole Cetto Laqualunque. I due monologhi, di 10 minuti a testa, che ora impazzano su Youtube dimostrano quanto sia inaridita la vena del folletto Rossi e quanto si nutra di attualità e di umori politici e sociali quella di Albanese. Rossi esordisce portandosi uan rotolo di carta igienica («una volta tagliavano le battute») e non esce dal clichè dicotomico della sinistra sfigata e del “nazismo dal volto umano” forse riferito a Fini ma nessuno capisce il nesso. Per Albanese è sufficiente presentarsi con due mignottoni in reggicalze “maggiorenni e pagate, tengo a precisarlo”, e salire sul palco e cannoneggiare: «In questo programma l’unico problema è il troppo buonismo, mandare la gente in tu’ culo aiuta a crescere e distende il clima politico»; per strappare l’applauso. Rossi s’infila nel cul de sac della caricatura di Gesù Cristo bimbo sovreccitato e cita Berlusconi livorosamente in ogni dittongo. Albanese evita come la peste Berlusconi, e si limita a descrivere la parte becera del berlusconismo: «Io non rispetto l’avversario politico, non mi fermo mai al rosso basta un niente che ti prendono per ricchione, non ho mai pagato le tasse e me ne vanto, io sono la realtà voi la fiction». Osservando Rossi e Albanese capisci la differenza tra il livore esausto e la satira allo stato puro. Scegliete voi per chi pagare il canone...

Francesca Specchia