La situazione è di emergenza, e quando si rischia grosso non ci si possono permettere "sofismi". Pier Luigi Bersani chiude l'assemblea nazionale del Pd a Varese: di fronte al nemico che minaccia sfracelli, è il ragionamento, non ha senso fare troppi distinguo, bisogna dar vita ad una "alleanza costituzionale" con chi ci sta per salvare le regole fondamentali della democrazia. "Oggi col 35% dei voti si può eleggere il Capo dello Stato".
"Cerchiamo di capire - ha spiegato - che questa legge elettorale consente con il 35-36% di voti, di prendersi tutto, compresa la maggioranza nelle Camere riunite per procedere all'elezione del capo dello Stato. Stiamo parlando di questa roba qua. Quando facciamo troppo i sofistici, 'governo di transizione sì, però... cerchiamo di capire qual è la posta in gioco. Se diffondiamo l'idea che c'è un'invincibile smania per l'inciucio, per il compromesso, noi facciamo dei danni". E non è certo un caso che il commento di Veltroni, che non ci sta a passare per 'sfascista', sia stato positivo: "Bersani "ha ascoltato, ha tenuto conto e risposto positivamente a molte delle osservazioni che erano state fatte. E' il metodo giusto per rafforzare il partito e il suo profilo".
Già ieri, del resto, Enrico Letta si era rivolto ai protagonisti del 'terzo polo' avvertendo che alle prossime elezioni non si potrà andare troppo per il sottile, "o vinciamo o si muore, non ci sono piani B o terze vie, lo dico agli amici che lavorano a terzi poli". Un invito a quell'alleanza costituzionale che è stata appunto richiamata oggi sia da Franceschini che da Bersani. Il segretario su questo punto è stato netto: "Non siamo oltre il berlusconismo, siamo al secondo tempo ed è la fase più pericolosa. Berlusconi rilancerà, forse fino a far traballare qualche nostro pilastro costituzionale, non sarà un pranzo di gala".
Dunque, ha insistito il segretario, non bisogna "occupare gli spazi di comunicazione non con le beghe nostre ma con i nostri messaggi". E' vero, ammete, "il Pd non è abbastanza rispettato. L'unica condizione - avverte - è che ci rispettiamo noi. Se ci rispettiamo noi stiamo sicuri che poi ci rispetteranno. E qui ci siamo rispettati". Quindi, Bersani indica due percorsi paralleli che il partito deve seguire in questo momento: da una parte la costruzione dell'alternativa di governo, centrata sul 'nuovo Ulivo' e che può comprendere anche un'alleanza con l'Udc. Il tutto, avverte, limitandosi alle forze di centrosinistra che "hanno cultura di governo", perché "non si rifà l'Unione".
Ma, aggiunge, al tempo stesso bisogna essere pronti all'emergenza e, quindi, "dobbiamo rivolgerci a tutte le forze che sono interessate a mettere in sicurezza la nostra democrazia, a cominciare dal tema della legge elettorale. Tutte le forze interessate a questo come problema democratico. Alleanza per la democrazia vuol dire alleanza con chi ci sta per tutelare le regole del gioco democratico". Per questo scopo bisogna ricercare "tutte le convergenze possibili".
Inutile che Giuseppe Fioroni, ancora pochi minuti prima, avesse avvertito: "Non potremo mai dare vita ad un'alleanza elettorale per fare un governo con Fli di Gianfranco Fini; e non la chiamiamo alleanza per la Costituzione, perché la Costituzione è fondata sull'antifascismo e il discorso di Mirabello ha evocato valori che sono estranei alla nostra tradizione". Bersani su questo è netto, non è tempo di "sofismi". E Franceschini rincara la dose: "Dobbiamo dircelo con chiarezza, se ci fosse quel colpo di mano abbiamo il dovere di rivolgerci a tutte le forze politiche al di là dello schieramento, per dire 'non si torna a votare con questa legge elettorale'. Siamo nella massima emergenza democratica in cui può essere un paese democratico nel 2010".
I distinguo, per oggi, restano appena accennati. Forse perché i veltroniani in questo momento non credono più di tanto alla prospettiva di elezioni a breve e, quindi, ritengono non realistica l'ipotesi dell'alleanza elettorale col terzo polo. Ma sulla legge elettorale riaffiorano i dubbi. Dice Giorgio Tonini: "Il punto vero è la questione della legge elettorale, Bersani ha detto che vale l'inidicazione per il maggioritario uninominale, con la necessaria flessibilità che serve quando si deve trovare intesa. Noi diciamo che ci deve essere massima flessibilità sugli aspetti tecnici, ma fermi sui pilastri: scegliere parlamentari e governo".
Le proposte su immigrazione e fisco
Proprio fisco e immigrazione hanno impegnato i lavori dell'Assemblea, con i delegati che hanno lavorato anche ieri sera e stamani presto ad una serie di documenti programmatici. Sul fisco la riforma del Pd dovrebbe piacere al tessuto economico del Nord, perche' sposta le tasse dal lavoro, dall'impresa e dalle famiglie alla rendita finanziaria. Con questa proposta il Pd incalzera' governo e maggioranza che, ha attaccato Bersani, hanno finora fatto ''solo balbettii, anzi hanno alzato le tasse''.
Anche sull'immigrazione c'e' una proposta innovativa: il Pd ha approvato un documento che chiede una ''selezione'' nell'immigrazione. E qui c'e' stato l'unico momento di maretta con i veltroniani, che hanno presentato sabato sera tardi, con Alessandro Maran, la loro proposta che identifica nell'ingresso a punti il criterio di selezione. A far arrabbiare tutti non e' stato il contenuto, proposto anche da altri (mentre Livia Turco propende per le quote) quanto il metodo: ''E' da maggio che lavoriamo al testo base - racconta Sandra Zampa - e loro non si sono mai fatti vivi; Livia Turco ha mandato a tutti il documento chiedendo integrazioni e loro ancora zitti. Poi arrivano qui e danno il documento prima ai giornali e poi vengono ad illustrarlo qui''.. Comunque sia la proposta passa come emendamento al documento base, con il si' di tutta l'Assemblea. Non per nulla Dario Franceschini ha esortato ad evitare ''le ipocrisie di un partito che sospende gli scontri in Assemblea e li riprende sui giornali il giorno dopo''.