cronaca

Caserta, sventata rapina in banca

Gli agenti delle Squadre Mobili di Roma e Caserta hanno sventato un assalto al caveau di un istituto di Credito in pieno centro a Caserta. Protagonisti dell'impresa criminale personaggi molto noti della malavita organizzata romana con un passato di affiliazione alla Banda della Magliana. Sette le persone arrestate: erano arrivate a pochi centimetri dal caveau, dove erano custoditi preziosi e denaro per diversi milioni di euro.

Da mesi gli agenti della Squadra Mobile di Roma seguivano i movimenti e gli spostamenti della banda. Sabato pomeriggio, insieme ai colleghi della Squadra Mobile di Caserta, sono intervenuti per sventare il colpo. 

La banda, di tutti sessantenni, era composta da cinque romani e due napoletani. L'unico incensurato è il campano Gennaro Mancini, di 56 anni, dipendente del Comune di Napoli addetto al sistema fognario. L'altro napoletano è Vincenzo Fausto, anche lui di 56 anni, con precedenti contro il patrimonio.

Tra i ''sette uomini d'oro'' - così è stata chiamata l'operazione - c'è Manlio Vitale, 61 anni, che veniva considerato uno dei più stretti collaboratori del boss della banda della Magliana Maurizio Abbatino, noto con il soprannome di ''Er Gnappa'' (piccoletto in romanesco) e amico di Enrico De Pedis detto ''Renatino'', capo della componente dei ''testaccini''. Nei primi anni di vita della banda che terrorizzò la capitale fra la fine degli anni '70 e la metà degli anni '80, Vitale, secondo il pentito Abbatino, era soprattutto un acquirente di partite di stupefacenti, che poi smerciava nelle zone dell'Ostiense e della Garbatella, dov'era nato e dove aveva la base operativa.

Ma l'attività che servì a Vitale per arrivare ai vertici della banda, era la ricettazione di preziosi. Secondo quanto raccontò Abbatino, Vitale aveva preso parte, l'11 novembre del '77, al sequestro del duca Massimiliano Grazioli. Arrestato nel '78, '80 e '85, secondo un altro pentito, Claudio Sicilia, Vitale fu coinvolto nell'omicidio di un componente della banda, Amleto Fabiani. Il suo nome fu fatto anche per altri due omicidi, quello di un altro appartenente alla banda, Massimo Barbieri, e di una guardia giurata, Umberto Bozzolen, nel corso di una rapina nel 1982. Nel '95 gli furono sequestrati beni per 20 miliardi di lire, tra cui appartamenti in Costa Smeralda, negozi e società a Roma e auto di grossa cilindrata. Latitante per due anni in Corsica, nel 1996 fu estradato in Italia e nel '99 gli fu notificata in carcere l'imputazione di usura perché continuava da Rebibbia ''l'attivita''' servendosi della moglie e di uno dei figli. Nel 2000 fu accusato di essere uno dei mandanti del furto nelle 147 cassette di sicurezza nel caveau della Banca di Roma della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio nella capitale.

Oltre a Manlio Vitale, gli altri romani sono: Giulio Amodei, di 56 anni, precedenti per stupefacenti; Stefano Cara, di 55 anni, con precedenti per porto abusivo d'armi e reati contro il patrimonio; Adalgiso Di Cesare, di 63 anni, specialista in furti e rapine in istituti di credito (quest'ultimo era uscito dal carcere lo scorso 4 giugno ed era in attesa di una pena alternativa); e Luigi Giannacco, di 55 anni, con precedenti per reati contro il patrimonio.

Ultimamente Manlio Vitale aveva un atteggiamento molto guardingo; qualche settimana fa, in una stazione di servizio sull'autostrada Roma-Napoli, aveva incontrato alcune persone e questo aveva fatto capire agli investigatori che stava preparando un grosso colpo.

Il colpo a Caserta, spiegano gli investigatori, era in preparazione da mesi e per metterlo a segno erano scesi in campo i più noti esperti romani, conosciuti negli ambienti della malavita organizzata come ''cassettari''. Gli agenti della Squadra Mobile di Roma nelle ultime settimane non li hanno persi di vista un solo istante, e insieme ai colleghi della Squadra Mobile di Caserta li hanno bloccati a pochi centimetri dal caveau. I sette sono stati sorpresi al lavoro mentre effettuavano il carotaggio di una parete in cemento armato. A pochi chilometri dalla Banca, situata in Corso Trieste nel pieno centro di Caserta, vi era una base logistica della banda: un appartamento dove, con radio e scanner, venivano ascoltate le frequenze delle Forze dell'Ordine e dove vi erano tutti gli attrezzi del mestiere.