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Squarta i cani in nome dell'arte

Gli artisti si sa, hanno le proprie stravaganze. Ma quella di Alisa Kuzmenko, di professione artista e studentessa di veterinaria, è davvero choc. Come dimostrano le foto che da alcuni giorni circolano sul web su un nuovo profilo Facebook. La pagina ritrae la ragazza ucraina in compagnia di un cane.

Ma non aspettatevi un tenero ritrattino di famiglia in cui un'adolescente abbraccia il migliore amico dell’uomo. Nelle immagini vietate ai minori, pubblicate dalla stessa Alisa sul proprio profilo, si trova nientemeno che un cane accuratamente squartato. Che si tratti di provocazione, arte o malattia non è dato sapere. Ma una cosa è chiara: Internet si scatena contro la ragazza e fioccano le proteste e i commenti. I meno caustici, dicono che si tratta di un’azione ingiusta, mentre i più agguerriti le augurano la morte.

L’artista non sembra scomporsi più di tanto e alle critiche risponde, impassibile con un “i cani non sono umani” o tenta giustificazioni del tipo "voi siete solo gelosi della mia arte". Alisa si definisce una artista e pubblica queste foto per condividere la sua ispirazione con altri, ma la sua ispirazione ha realmente del macabro.

Da quanto si evince leggendo le spiegazioni che l'artista-killer ha postato sulla sua bacheca - nello sgomento più totale degli internauti - pare che la giovane abbia trovato un cane in cattive condizioni in un parco. Ha così deciso così di portarlo a casa per renderlo protagonista della sua opera: uccide il cane, lo fotografa e si fotografa allegra distesa vicino a quel che rimane di lui. Avvezza, pare, alle provocazioni artistiche e per nulla pentita dell’azione, la ragazza commenta volentieri e con ironia, meravigliandosi che la gente non comprenda la magnificenza della sua arte.

Una magnificenza che, però, dopo il caso di Antonia Miskic e del suo video shock in cui lanciava cuccioli di cane in un fiume, è difficile da assecondare. Come risulta difficile lasciarsi trasportare da una semplice e stravagante provocazione dell’estro artistico. E ciò che di bello può nascondersi nell’arte postmoderna, cede il passo a un’enorme inquietudine.