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Koala: una specie sempre più vulnerabile

Tra disboscamento, malattie e incendi la vita di questi marsupiali è davvero a rischio

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Chi ha avuto la fortuna di vedere un koala da vicino non si è più dimenticato del profumo di eucalipto che lo circonda, considerando che le foglie della pianta arborea sono pressoché l’unica fonte di alimentazione di questo marsupiale buffo, lento e solitario.

Una specie che già nel 2021 venne classificata come vulnerabile e che recentemente è stata ufficialmente dichiarata a rischio di estinzione. Un provvedimento che riguarda il Nuovo Galles del Sud, il distretto di Canberra e il Queensland.

Un declino totale, soprattutto nella costa orientale, e numeri che sottolineano come negli ultimi tre anni l’Australia abbia perso il 30% dei propri koala. Ne restano solo poche decine di migliaia e se tra la fine dell’Ottocento e i primi vent’anni del Novecento furono i coloni europei a sterminare gran parte delle allora 8 milioni di unità, oggi il nemico è altrettanto minaccioso ma più subdolo.

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Si va infatti dall’aumento della CO2 che determina un abbassamento della qualità nutritiva delle foglie di eucalipto, al disboscamento antropico, che secondo il WWF è aumentato di 16 volte dal 2016 ad oggi nel solo Nuovo Galles del Sud. C’è poi la siccità nelle campagne, legata ai cambiamenti climatici. Un dato: il 2019 è stato l’anno più caldo e secco mai registrato nel continente australiano. E anche malattie come la micidiale clamidia, che porta a cecità, infertilità e morte.

Ma arriviamo alla causa più evidente e drammatica: gli incendi, che hanno bruciato quasi 19 milioni di ettari di foreste nel 2019 e 2020, con la perdita di 60mila koala. Da qui l’investimento di 35 milioni di dollari nei prossimi quattro anni, per ripristinare l’habitat, approfondire la conoscenza e rafforzare la ricerca sulla salute di questi animali, che se non cambierà qualcosa rischiano di scomparire entro il 2050.

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