Contro Anna Maria Franzoni, arrestata con l'accusa di aver ucciso il figlio, ci sarebbero "gravi indizi". Ecco tutti gli elementi nelle mani dell'accusa, che poggiano sulle testimonianze, sui risultati dei sopralluoghi fatti nella villetta, sull'autopsia e sulle analisi scientifiche del Ris di Parma.
1. Per quel che si sa, è altamente improbabile che degli estranei siano entrati nella villetta quella mattina del 30 gennaio per uccidere Samuele. E' una questione di tempi: Anna Maria Franzoni rimane sola con i suoi due figli, Samuele di tre anni, e Davide, di sette, dalle 7,30, quando il marito se ne va per andare al lavoro, fino alle 8,30, quando arriva l'amica psichiatra Ada Satragni. Alle 8,05 Davide esce dalla casa e attende nel giardino di essere accompagnato allo scuolabus, che si ferma a poche decine di metri dalla casa. Alle 8,16 lo porta la mamma, che lascia Samuele nel lettone da solo e che rientra alle 8,24. Un eventuale assassino "esterno" avrebbe dunque avuto solo 8 minuti per entrare nella villetta (la porta d'ingresso era accostata), colpire il bimbo, fuggire e nascondere l'arma.
2. L'autopsia, che rileva 17 colpi sul capo del bimbo, due dei quali gli sfondano la fronte, accerta inoltre che la morte è sopravvenuta in pochi minuti.
3. Un altro elemento è che nessuno a Cogne, nei Lorenzi hanno visto estranei in torno alla casetta della frazione Montroz, nonostante sia in posizione dominante e aperta. Anche i sopralluoghi, le analisi delle orme e delle impronte escluderebbero la presenza di persone estranee, oltre quelle (12) accorse dopo l'allarme lanciato dalla mamma tre le 8,28 e le 8,30.
4. Sono, però, le analisi scientifiche ad apparire per ora l'elemento più forte d'accusa: il Ris ha ricostruito il "percorso" degli schizzi di sangue che hanno imbrattato pavimento, pareti e letto della stanza in cui si trovava Samuele. L'assassino ha colpito il bimbo stando in piedi alla sua sinistra. La sua figura ha fatto da "schermo" contro gli schizzi che, infatti, mancano in una parte del muro retrostante. Schizzi, numerosi, invece si trovano sulla giacca del pigiama della donna, che sarebbe stato indossato da chi ha colpito Samuele. Non poteva essere sul letto, perché altrimenti la coperta sottostante non si sarebbe potuta macchiare di sangue. Le orme: ci sono quelle insanguinate delle pantofole della mamma e si trovano in varie stanze.
5. Altri indizi riguardano la personalità di Anna Maria Franzoni: la mattina dell'omicidio, poco prima delle 6, ha "un attacco di panico", come certifica la dottoressa del 118 che accorre alla villetta chiamata da Stefano Lorenzi. Da qualche tempo non sta bene.
6. C'è inoltre un biglietto in cui la donna scrive al marito: "Da qualche tempo non ci parliamo più come una volta".
Una ricostruzione, comunque, del tutto indiziaria, alla quale mancano ancora un preciso movente, l'arma del delitto, che non è stata trovata nonostante la trentina di sopralluoghi fatti dai carabinieri dentro e fuori la villetta, e testimonianze precise, utili.
Il gip: tratteggiate due o tre ipotesi di movente
Nelle 83 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare, il gip di Aosta, Fabrizio Gandini, ha detto di aver formulato "due o tre ipotesi di movente". E ha aggiunto che il delitto "deve essere calcolato nell'ambito di una tragedia e quindi la mamma di Samuele non può essere considerata un assassino", come nella comune accezione del termine.
Gandini ha spiegato di aver "valutato con scrupolo maniacale tutti gli elementi a favore e contrari riguardanti la signora Franzoni" e di aver letto solo alla fine le richieste del pm, per non farsi condizionare.