Era uno studente di medicina che amava lo sport Riccardo Pitton, il ventitreenne torinese che ha perso la vita in India inghiottito dal fango durante l'alluvione che ha colpito il Ladakh. Volontario dell'opus dei "era benvoluto da tutti. Un ragazzo serio, silenzioso, riservato, di quelli che all'apparenza preferiscono la sostanza". A ricordarlo è Giulio Schreiber, direttore del Centro Culturale Valmiana, in cui il giovane faceva il volontario.
Il Centro e' un'articolazione dell'Opus Dei e si propone di dare ai giovanissimi (dalla quarta elementare alla terza media) una formazione umana e spirituale coinvolgendoli in iniziative culturali, ricreative e sportive. Riccardo - che frequentava la struttura insieme al fratello Umberto, laureato in ingegneria, mentre lui era iscritto al quarto anno di medicina - era tutor dei ragazzi delle scuole medie, che spesso accompagnava in campeggio o nelle escursioni in montagna.
Amava lo sport, Riccardo, ed era stato un campioncino di pallacanestro, disciplina in cui poteva eccellere grazie al fisico imponente: alto due metri esatti, aveva giocato come pivot nelle serie inferiori. Il rubgby era un'altra delle sue passioni: un intero album fotografico, su Facebook, lo ritrae in compagnia dei giocatori della nazionale. E poi c'era la montagna: lo sci, innanzittutto, ma anche il trekking, che, concluso il tirocinio nel reparto di chirurgia dell'ospedale Molinette, voleva praticare in Kashmir insieme a due vecchi compagni del liceo, in vacanza.
''Ricorderemo la sua splendida figura con qualcosa di speciale - annuncia Schreiber - anche per ora non sappiamo ancora come. Sono momenti di grande tristezza, scanditi dalle tantissime telefonate di persone che chiedono di lui, che vogliono informarsi''. Lui, Riccardo, si era ricordato degli amici del Valmiana: due giorni fa era arrivata a Torino una sua cartolina con un'immagine dell'Himalaya. Sobria, come era nel suo stile.