Dal 16 luglio al 24 ottobre 2010, al Palazzo della Ragione di Milano si tiene la grande retrospettiva dedicata a Francesca Woodman (Denver, 1958 New York, 1981), uno dei talenti più precoci e interessanti della seconda metà del Novecento.
Lesposizione, curata da Marco Pierini e da Isabel Tejeda, realizzata dal Comune di Milano - Cultura e da Civita, in collaborazione con SMS Contemporanea di Siena, lEspacio AV di Murcia (Spagna) e lEstate di Francesca Woodman di New York, presenta 116 fotografie tra cui 15 immagini esposte in esclusiva per Milano e cinque video che ripercorrono tutta la carriera dellartista, interrottasi a 22 anni.
Seconda tappa per una mostra già presentata a Murcia, in Spagna, e a Siena (settembre 2009 - gennaio 2010).
Risvolti psicoanalitici, narcisismo, autobiografia, sacrificio di sé - spiega l'assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory - sono chiavi di lettura agilmente associate ai lavori di Francesca Woodman, eppure la complessità di questo corpus è davvero più ampia. Forse, addirittura, i suoi autoritratti prescindono dallelemento biografico circoscritto, e scavano nella dimensione dellinteriorità pura di tutti noi. Per scomparire fra le cose, per ritrovarsi ancora di più.
Figlia darte - la madre Betty è ceramista e il padre George, pittore e fotografo - Francesca Woodman cominciò a lavorare a soli tredici anni di età, con la sua prima macchina fotografica e luso dellautoscatto. Negli anni a venire, ha continuato a usare se stessa come soggetto privilegiato delle sue foto, rappresentandosi sia in contesti domestici, con la predilezione per ambientazioni vintage e decadenti, che in mezzo alla natura, da sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.
Allamica Sloan Rankin, che le domandava perché utilizzasse spesso se stessa come modello, la Woodman rispondeva è una questione di convenienza. Io sono sempre disponibile. La frase, ironica e schietta, ci aiuta a comprendere da un lato laspetto dellindagine sullIo e sulla propria intimità che contraddistingueva la sua ricerca, dallaltro la condizione di giovane artista adolescente che negli anni Settanta sosteneva da sola i costi di produzione del proprio lavoro.
Anticipatrice di tendenze e tematiche che connoteranno larte contemporanea negli anni successivi ed erede della tradizione artistica occidentale dellautoritratto, Francesca Woodman colpì la comunità artistica per la maturità e la coerenza concettuale delle opere che creò in nove anni di intensa attività.
Il percorso espositivo segue le orme tracciate dalle sue serie fotografiche più significative, che si identificano con i luoghi dove sono state create e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia: una ha per scenario Boulder, nel Colorado, datata agli anni della scuola superiore; unaltra riguarda lintenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence; infine, quella che fra 1977 e 1978 venne eseguita a Roma.
New York, da una parte, e la natura incontaminata della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano le fasi estreme della sua opera.
Allinterno del suggestivo Palazzo è ricreata anche linstallazione Swan Song (La canzone del cigno), realizzata da Francesca a Providence nel 1978 ed esposta per la prima volta in Italia in occasione di questa mostra. Le 5 fotografie di grande formato (circa 1 metro x 1 di grandezza) rappresentano una rottura degli schemi convenzionali che prevedevano di appendere lopera allaltezza degli occhi. La Woodman progettò linstallazione in modo da collocare le stampe ad altezze variabili, alcune molto in alto e altre allaltezza del pavimento, in funzione del flusso narrativo delle immagini e sfruttando le caratteristiche architettoniche del contesto in un dialogo tra artista e spazio che diventa parte dellopera.
Completano lesposizione cinque frammenti video, parte dei pochissimi realizzati dallartista durante i corsi della RISD, recentemente restaurati e pubblicati dallEstate. Testimonianza del lavoro performativo dellartista, sono un utile strumento che ci mostra lartista modella e regista al tempo stesso.
Quasi tutta la produzione di Francesca Woodman vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo. Di sé non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine è sempre inserita nelluniverso delle cose, come fosse parte di esse.
Spesso, il corpo dellartista si assimila con lintonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure ne tornisce le forme purché siano sempre colte come frammenti, come particolari.
Uno dei tratti caratteristici e ricorrenti della sua cifra espressiva è lassenza del volto, tagliato dallinquadratura, o solo nascosto da maschere, dai propri capelli, da una torsione del collo o del busto, e la dimensione performativa, ben evidenziata anche dai pochi minuti dei video girati dallartista.
Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale con saggi dei due curatori e di Rossella Caruso e Lorenzo Fusi.
Questo volume, il primo dedicato allartista in lingua italiana, si configura come il più completo e recente riferimento editoriale per conoscere lopera della fotografa.
Vi sono riprodotte le opere in mostra quasi tutte di piccolo formato e fra le quali spiccano alcuni inediti accompagnate dai testi di Isabel Tejeda, Marco Pierini, Lorenzo Fusi e Rossella Caruso, da apparati biografici e da una bibliografia completa sul lavoro dellartista.
Francesca Woodman nasce il 3 aprile 1958 a Denver, Colorado. Il padre George è un pittore, la madre Betty una ceramista. Tra 1965 e 1966 la famiglia Woodman trascorre un anno a Firenze, dove Francesca frequenta la seconda elementare in una scuola italiana. Rientrati negli Stati Uniti Francesca frequenta la scuola pubblica a Boulder, nel Colorado, e prende lezioni di pianoforte. Ad Andover, nel Massachusetts, sceglie di iscriversi nel 1972 allAbbot Academy, una scuola privata per sole donne, tra i pochi licei americani con corsi darte. Subisce linfluenza di una delle insegnanti, la fotografa Wendt Snyder McNeill, che ritroverà poi alla Rhode Island School of Design di Providence. A questo periodo risalgono le prime fotografie, stampate nella camera da letto trasformata in studio fotografico. Ogni estate la famiglia soggiorna ad Antella, vicino Firenze, in un casale immerso nella campagna che avevano acquistato nel 1969. Tra 1973 e 1974 frequenta ad Andover la Phillips Academy e ha come insegnante di fotografia Don Snyder, fratello di Wendy Snyder McNeill. Torna in estate ad Antella con la famiglia. Tra 1974 e 1975 frequenta la scuola secondaria a Boulder, diplomandosi nel giugno del 1975. Nel vecchio cimitero della cittadina universitaria esegue una serie di scatti che la ritraggono mentre attraversa una stele tombale. In estate torna ad Antella. Dellestate del 76 è un gruppo di fotografie, sempre eseguite con lautoscatto, dove il suo corpo nudo è immerso in un paesaggio desertico. A partire da settembre frequenta a Providence unAccademia di belle arti: la Rhode Island School of Design (RISD). Aaron Siskind è tra i suoi professori, suoi compagni e amici Sloan Rankin, George Lange e Arlene Shechet. Lappassionano le fotografie di Man Ray, Duane Michals, Arthur Felling Weegee. Risiede in un grande appartamento semivuoto nelledificio industriale di Pilgrim Mills, dove ambienta numerose fotografie. Appartengono inoltre al primo anno della RISD le serie Depht of field, Charlie the model, Door in abandoned house, Abandoned house, Space2, Polka dots, Spring in Providence. Tra il 1977 e il 1978 è in Italia con lamica Sloan Rankin per seguire i corsi europei della RISD che ha sede in Palazzo Cenci, nel centro di Roma. Conosce i proprietari della libreria antiquaria Maldoror, Giuseppe Casetti e Paolo Missigoi, che allestiranno la sua prima personale in Italia. Stringe amicizia con Sabina Mirri, Edith Schloss, Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi, Suzanne Santoro. Sviluppa le serie Angels, già iniziata a Providence, e realizza le Eel series, la Serie del guanto (1977) e Self-deceit (1978). Del soggiorno romano sono anche alcuni autoscatti dove si ritrae nuda con il corpo sporcato da diverse sostanze (farina, pigmenti, gesso) che nella stampa in bianco e nero acquistano valore materico, a contrasto con la liscia compattezza dellincarnato. Nellautunno del 1978 torna a frequentare a Providence lultimo semestre della RISD e nel gennaio 1979 consegue il B.F.A. in fotografia e si trasferisce a New York. Trascorre lestate a Stanwood, Washington, e stampa un gruppo di fotografie di dimensioni varie e con un insolito sviluppo orizzontale, che ripropongono il tema dei corpi nudi o vestiti in comunione panica con la natura. A novembre allestisce alla Woods-Gerry Gallery (RISD) la personale Swan Song, un omaggio a Proust, del quale legge lopera completa. Nellintenzione di affermarsi come fotografa sperimenta anche la fotografia di moda (Fashion photographs), ispirandosi al lavoro di Deborah Tuberville, tra gli autori ai quali manda i suoi dossier. Nella primavera del 1980 lavora al Temple project, una sorta di ricostruzione della facciata dellEretteo, dove modelle avvolte da panneggi classicheggianti sostituiscono le cariatidi. Durante lestate, come artista residente della MacDowell Colony (Peterborough, New Hampshire), sviluppa in alcune serie di provini a contatto il tema delle corrispondenze con gli elementi naturali: le sue braccia, rivestite di corteccia, sono rami di betulla; il suo corpo, ricoperto da tessuti fiorati, si confonde con il terreno. In questo periodo sperimenta anche le blueprints (cianografie), alcune delle quali furono esposte allAlternative Museum di New York. Nel corso dellanno partecipa a due mostre collettive presso la galleria newyorchese di Daniel Wolf, dove conosce i critici Peter Frank e Max Kozloff e il collezionista di opere surrealiste Timothy Baum. Nel gennaio 1981 esce ledizione a stampa di Some disordered interior geometries (Synapse Press, Philadelphia), uno dei sei quaderni fotografici progettati durante il soggiorno romano. Il 19 dello stesso mese abbandona volontariamente la vita.
FRANCESCA WOODMAN
Milano, Palazzo della Ragione (piazza Mercanti)
16 luglio 24 ottobre 2010
Orari
Da martedì a domenica h 9.30 19.30
Giovedì h 9.30 22.30
Lunedì h 14.30 19.30
La biglietteria chiude unora prima
Biglietti
8,00 intero
6,50 ridotto under 18 e over 65, gruppi di minimo 15 massimo 25 persone, titolari di coupon e convenzioni
3,00 ridotto speciale scuole, gruppi organizzati Touring Club e abbonati Festival MITO 2010
Gratuito per minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti accreditati, disabili e accompagnatore, accompagnatore o guida Touring Club, guide turistiche titolari di tesserino di abilitazione allesercizio della professione, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici.
INFO
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