mondo

Nave aiuti libica non va in Egitto

Il cargo libico Amalthea non ha cambiato rotta e si dirige ancora alla volta di Gaza per distribuire gli aiuti ai palestinesi. Lo riferisce l'associazione di beneficenza guidata dal figlio del leader libico Gheddafi, Seif al Islam. L'intelligence egiziana aveva confermato che la nave aveva accettato di attraccare in un porto egiziano. Navi da guerra israeliane avrebbero circondato il cargo, notizia però non confermata da Israele.

Sale la tensione di fronte alle acque territoriali di Gaza mentre si sono susseguite dichiarazioni contrastanti sulla rotta della nave Amalthea - noleggiata dalla Fondazione Gheddafi - che trasporta aiuti libici per i palestinesi e cui la marina israeliana è determinata a impedire di forzare il blocco navale della Striscia in vigore da tre anni. 

Martedì sera la marina militare israeliana ha avuto scambi di messaggi radio col capitano del cargo, che batte bandiera moldava e ribattezzato dagli organizzatori libici della spedizione 'Amal': speranza, in arabo. Fonti militari israeliane hanno poi reso noto che al capitano - un cubano di nome Antonio - è stato fatto presente che non potrà forzare il blocco. Di conseguenza, aggiungono le fonti, questi ha risposto che condurrà il cargo al porto egiziano di El Arish, nel Sinai del nord.

Analoghe indicazioni sono giunte da fonti egiziane che prima hanno annunciato che la Amalthea aveva chiesto e ottenuto il permesso di attraccare a El Arish, poi hanno aggiunto che il cargo vi è atteso per mercoledì. Distante alcune decine di km da Gaza, il porto mediterranea egiziano può essere utilizzato per inoltrare successivamente via terra nella Striscia le 2.000 tonnellate di generi alimentari e di medicinali regalati dalla Fondazione Gheddafi di Saif al Islam, figlio del leader libico Muammar. Un rappresentante della fondazione a bordo delcargo, aveva affermato che gli israeliani avevano dato un ultimatum alla Amalthea: cambiare rotta, altrimenti sarà abbordata e dirottata verso il porto israeliano di Ashdod.

La marina israeliana resta a breve distanza dalla Amalthea. Se fosse giudicato necessario, torneranno dunque in azione i membri dell'unità di elite Flottilla 13, già impiegati alla fine di maggio nel raid sulla nave turca Mavi Marmara, conclusosi con nove morti e decine di feriti. In teoria dovrebbe essere questa volta un'operazione relativamente semplice, simile all'intercettazione nel giugno scorso della nave irlandese di aiuti Rachel Corrie, effettuata senza incidenti.

Se i membri di Flottilla 13 assumessero il controllo della Amalthea, si dirigerebbero in seguito verso il porto israeliano di Ashdod dove gli aiuti libici sarebbero scaricati e poi inoltrati a Gaza: sempre che Hamas non avanzi obiezioni, come già avvenuto in passato. Da Gaza un portavoce di Hamas ha intanto lanciato un appello accorato al comandante della Amalthea affinché non si pieghi alle pressioni israeliane e prosegua fino in fondo nella sua missione originale.