Thank you Larry, good night and good luck, grazie mister King: fine delle trasmissioni e buona fortuna (verrebbe da dire, citando Edward R. Murrow, anchorman della CBS alla cui leggenda antimaccartista proprio Larry King s'aggrappò con tenacia...).
Sicché ieri Lawrence Harvey Zeiger, al secolo Larry King, newyorkese, classe '33, il decano degli intervistatori d'America della Cnn, ha mollato il colpo. Dopo un quarto di secolo. In un'apparizione di un minuto scarso in bretelle insolitamente blu (di solito le porta rosse; il Giuliano Ferrara televisivo si ispirò a lui) che sfumavano sulla camicia celeste, the King ha ripercorso con velocità le tappe della sue interviste leggendarie -da quella a Mario Cuomo 25 anni fa, fino a Lady Gaga- . Si è dichiarato «orgoglioso del lavoro svolto» e ha voluto «appendere al chiodo le bretelle notturne, chiudere un capitolo, guardare al futuro»; cioè alle partite di baseball dei figli non ancora adolescenti e alla compagnia della sua settima moglie, la cinquantenne Shawn Southwick che, tra l'altro, aveva già tentato il suicidio la settimana scorsa. I maligni del New York Times insinuano che il suo show quotidiano, in realtà, sarebbe sempre più in picchiata dopo le presidenziali del 2008 toccando quota 725mila spettatori, che è un po' come dire L'infedele in Italia. Se così anche fosse, un'uscita anticipata prima d'uno spensierato declino non farebbe che onore al vecchio cronista. Teoricamente il suo contratto scadrebbe a giugno 2011, ma la Cnn gli ha concesso il concedo anticipato per meriti di servizio.
King -le cui gesta ricorrono in Italia sia su Sky che sul digitale terrestre- è sempre stato un eclettico lupo da telecamera. Con la sua raucedine da vecchio repubblicano senza filtro, la magrezza congenita e lo sguardo di chi entra nelle case altrui in punta di piedi, King iniziò la sua carriera come -perfino- dee jay, giornalista e conduttore radiofonico in Florida 53 anni fa. Oggi vanta, dal piccolo schermo, oltre 50.000 interviste ai personaggi più famosi del mondo in ogni ambito, dalla politica, al cinema, alla musica. La sua specialità, però, sono stati i Presidenti. Il suo Larry King Live -a struttura prettamente radiofonica- è stato il salotto buono della chiacchiera dalla Casa Bianca: da Gerald Ford in poi, tutti i primi inquilini di Washington hanno reso omaggio a quelle che i più critici chiamano softball questions , le domande istituzionali e un tantino al bromuro di Larry. «Il segreto di un buon intervistatore è quello di portare l'ospite a parlare comodamente di sé, mettendosi sullo sfondo...», risponde King ai suoi detrattori che ne paragonano lo stile inamidato a quello, feroce, del collega Conan O'Brien. King, in questo, cita involontariamente Mario Missiroli del Corriere della sera negli anni '50, che soleva appellare le interviste articoli rubati. Certo, King non è mai stato Walter Cronkite, la Voice of America della Cbs, il giornalista statunitense più credibile di ogni tempo. Né per carriera e propensione all'anticonformismo somiglia a Ernie Pyle, l'uomo che con i suoi strazianti reportage raccontò tutte le guerre -specie il Vietnam- dalla parte dei perdenti. King non è paragonabile neppure a Jon Stewart, ironico fino alla spietatezza, né tanto meno a Dave Lettermann, satirico a tutto campo prestato al giornalismo. Ma il suo show è un rito antico, un lavacro sentimentale a cui nessun americano pubblico s'è mai voluto sottrarre.
E, nonostante i detrattori, è da King che proprio il presidente Barack Obama si è dichiarato furioso con la BP per la marea nera nel Golfo del Messico («Potrei passare il mio tempo a sfogare la mia frustrazione e ad urlare alla gente, ma non è questo l'incarico che mi è stato affidato dagli elettori americani»). Ed è sempre da King che la cantante Lady Gaga ha affrontato il discorso della sua bisessualità, e ha parlato di Michael Jackson col quale avrebbe dovuto lavorare prima della sua morte nel tour londinese di This is it.
Oddio, come Maurizio Costanzo da noi, talora il vecchio anchorman ha creato dei mostri, come Paris Hilton esplosa televisivamente proprio dal suo desk.
In ogni caso la sua popolarità è sempre stata una sicurezza dello showbiz. King ha interpretato se stesso in film come Dave (finta intervista con Oliver Stone) e Ghostbusters; o in tv nel serial West Wings. É stato perfino, caricaturato, nel cast dei Simpson.
Oggi, per sostituirlo, il primo nome in lizza sarebbe quello di Ryan Seacrest, conduttore radiofonico sull'emittente di Los Angeles Kiis-Fm, presentatore televisivo di American Idol; e Piers Morgan, il conduttore di American's Got Talent. Per noi italiani sono nomi di emeriti sconosciuti. Ma l'autorevolezza di Larry King e della sue bretelle amaranto attaccate alla cronaca lascerà -per i cronisti che ancora ci credono- sempre una traccia...