E alla fine anche Giove Pluvio si calmò per godersi i Massive Attack. Una fastidiosa e intensa pioggerellina e un incidente a un addetto al palco avevano fatto presagire il peggio anche per la terza giornata dell'Heineken Jammin' Festival in corso al parco San Giuliano di Venezia (a proposito, il prossimo anno l'organizzazione faccia una visitina a Lourdes prima di buttare giù il programma, non si sa mai...). Insomma, dopo il forfait forzato dei Green Day per l'uragano di domenica, si temeva anche per la performance del duo di Bristol, sul palco per un night show dopo i Cypress Hill e gli ubriacanti Black Eyed Peas.
E invece, magicamente, poco dopo la mezzanotte, niente più pioggia ma solo musica, quella di Robert Del Naja e Grant "Daddy G" Marshall.
Si è scritto tanto di questo loro ritorno alle origini, alle radici di quel genere che la critica ha etichettato come trip-hop (definizione, tra l'altro, che loro non hanno mai particolarmente amato). Si è scritto tanto e si è scritto bene, perché "Heligoland", il nuovo disco uscito dopo sette anni di silenzio, è un ottimo collante tra il passato e il presente del gruppo ed è l'architrave sul quale poggia l'ora e mezzo di concerto.
Concerto che disegna forme sinuose, che acquistano via via fisionomia, fisicità, vitalità. E' un gioco di corpi che si sfiorano, si toccano e si uniscono in spazi angusti, quasi claustrofobici, fino a elevarsi in un rituale ipnotico che apre spazi alla fantasia e all'immaginazione.
Supportati dalla voce della "musa di Bristol" Martina Topley Bird (che accompagna, tra l'altro, una versione minimal di "Teardrop" che riesce nell'impresa di essere più bella dell'originale), Robert e Daddy G rimescolano il calderone dell'elettronica con hip hop, jazz, soul e rock, servendosi di una ricetta che vive di continue variazioni sul tema.
Suoni, ma anche immagini, o meglio scritte e pensieri partoriti da un led elettronico alle spalle del gruppo che diventa parte integrante e completamento del concerto. Messaggi, frasi, numeri, titoli di giornali, tutti scritti in italiano, in un condensato dell'universo mondo che dalla Bp arriva a Stalin e alla Luxembourg, passando per George Clooney e Lindsay Lohan, come una raccolta di istantanee fulminanti dove non ti aspetti di trovare anche, tra gli altri, i tronisti, Buffon e la Panicucci.
Alla fine un silenzio che genera un misto di inquietudine e soddisfazione. Forse le vere essenze della poetica dei Massive Attack.