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Potato-Plastic, bioplastiche dalle patate  

Il progetto virtuoso dell'Istituto Torno di Castano Primo

Tgcom24

L’inquinamento da plastica rappresenta uno dei problemi ambientali più difficili da risolvere. 450 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno e sono ben 8 i milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che ogni anno finiscono nei nostri oceani. Per questo motivo da diversi anni lo sviluppo delle potenzialità dei polimeri bio-based e biodegradabili, le cosiddette bioplastiche, è in costante evoluzione. Ed è proprio da una riflessione su come anche i più giovani possono aiutare per cercare di preservare la Terra che dagli studenti della classe 5B di Biotecnologie Ambientali dell’Istituto Torno di Castano Primo nasce “Potato-Plastic”, un particolare protocollo di biosintesi e degradazione delle bioplastiche sintetizzate a partire dagli scarti delle patate.

Gli studenti, partendo dagli scarti dei prodotti derivanti dalla terra sono riusciti a riciclarli e a valorizzarli attraverso un processo produttivo virtuoso. L’esempio perfetto dello scarto che diventa una risorsa capace poi di degradarsi in tempi brevi in un sedimento ecocompatibile senza impattare sull’ambiente.

L’idea di fare qualcosa di insolito rispetto al programma curricolare è scaturita dalla voglia di ottenere un bene di uso quotidiano, come una borsa per la spesa, utilizzando un protocollo di produzione quanto più eco-friendly possibile. Con i nostri ragazzi abbiamo raccolto le patate cresciute nel giardino alchemico della scuola utilizzandole come fonte primaria per la produzione di bioplastiche” hanno spiegato Chiara Chiodini, Docente di chimica organica e biochimica dell’Istituto G. Torno e Daniela Luca, Docente di laboratorio di biologia e chimica Istituto G. Torno.

Il protocollo è stato inserito in un video e presentato a un concorso indetto dalla Bracco Farmaceutici ottenendo una Menzione Speciale da parte della giuria.  Il video è stato poi portato da Bracco a Expo Dubai 2020 e reso disponibile ai visitatori di Padiglione Italia durante il semestre dell’Esposizione Universale.

Il risultato ottenuto è un biopolimero green in grado di mantenere le stesse caratteristiche termomeccaniche della plastica tradizionale, ma facilmente biodegradabile grazie alla presenza del Pseudomonas Putida, un microorganismo presente anche nei nostri mari. Questo particolare batterio possiede dei flagelli, che gli permettono di muoversi, e degli esoenzimi in grado di metabolizzare i composti chimici della plastica per produrre energia. Un batterio in grado di sopravvivere in condizioni estreme e anche in presenza di componenti organici tossici per la maggior parte degli organismi viventi.

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