economia

"Nel 2010 Italia crescerà dell'1%"

Tremonti: stime Programma stabilità

Sull'andamento dell'economia dell'Italia il ministro Giulio Tremonti, ora vede rosa. A margine della riunione dell'Ecofin, il titolare del Tesoro ha confermato le previsioni di crescita del Pil del Belpaese per il 2010 affermando che dovrebbero aggirarsi attorno all'1%. "Noi metteremo intorno all'1% sulla crescita" nel programma di stabilità che l'Italia dovrà inviare a Bruxelles entro fine mese", ha detto Tremonti ribadendo, nello stesso tempo, il suo scetticismo sulle previsioni e sugli "indovini".

"Purtroppo siamo costretti a dover fare previsioni per il 31 dicembre 2010: c'è chi ci crede e chi è obbligato a farlo, noi siamo costretti a farlo", ha specificato il ministro, aggiungendo che il governo potrebbe anche mettere "un altro numero", senza specificare ulteriormente, ma che lui non è un "fanatico dei decimali".

Il programma di Juncker è "buono"
Il ministro, cambiando argomento, ha poi parlato del programma per i prossimi due anni e mezzo presentato dal neorieletto presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker affermando che "è un buon programma, noi lo abbiamo votato e lo sosteniamo".
Tremonti non ha però voluto commentare la sua 'non-candidatura' al posto del lussemburghese Juncker alla testa dei paesi dell'eurozona, per cui l'attuale presidente dell'Ecofin, la spagnola Elena Salgado aveva invece espresso apprezzamento defindendo Tremonti un "eccellente candidato". "E' una cosa su cui dissento con il ministro Salgado", ha ribattuto scherzando Tremonti.

All'Europa serve un nuovo motore di sviluppo
Poi, parlando della ripresa economica del Vecchio Continente il ministro, non ha avuto dubbi sul fatto che all'Europa serve un nuovo motore per lo sviluppo. A suo avviso quello che nei decenni della seconda metà del secolo scorso è stato rappresentato dall'industria dell'auto, ora potrebbe venire dai settori dell'energia e dell'ambiente, da sostenere anche con interventi misti pubblici/privati.

"Abbiamo bisogno di un nuovo driver per lo sviluppo - ha detto Tremonti - come l'energia, l'ambiente, da finanziare con strumenti nuovi, anzi vecchissimi", ha aggiunto citando fra l'altro anche gli eurobond.

Gli obiettivi fissati dall'agenda di Lisbona per il 2020, ha osservato Tremonti, non tengono conto dei nuovi attori asiatici: "era stata redatta in una logica transatlantica. Ora la crisi ci dà l'opportunità di una riflessione e di un confronto fra due modelli di sviluppo, il primo export oriented mentre il secondo conta anche sulla domanda interna. Gli obiettivi di Lisbona non hanno causato la crisi ma non l'hanno neanche evitata: si è dimostrato che l'Europa non e' la somma algebrica delle economie nazionali".