Dopo la cerimonia di domenica scorsa, che ha visto lomaggio ad Hammamet, sulla tomba di Bettino Craxi, in occasione del decennale della morte, avvenuta il 19 gennaio 2000, di ex esponenti del partito socialista e dei ministri Frattini, Brunetta e Sacconi, arriva oggi lomaggio del Presidente Napolitano, che sceglie di ricordare lo statista con una lettera inviata alla signora Anna, vedova dell'ex presidente del consiglio.
''Ho ritenuto di dover dare ricordo della figura e dell'opera di suo marito scrive Napolitano nella lettera ad Anna Craxi, ''per l'impronta non cancellabile che ha lasciato, in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato democratico''.
Uno stato democratico per Napolitano non può infatti andare incontro a distorsioni e rimozioni del genere ed anzi, si legge nella lettera, è da considerarsi positivo il fatto che da diversi anni attraverso importanti dibattiti, convegni di studio e pubblicazioni, si siano affrontate, tracciando il bilancio dell'opera di Craxi, non solo le tematiche di carattere più strettamente politico, relative alle strategie della sinistra, alle dinamiche dei rapporti tra i partiti maggiori e alle prospettive di governo, ma anche le tematiche relative agli indirizzi dell'attività di Craxi Presidente del Consiglio.
In particolare il Presidente della Repubblica ricorda il ruolo svolto da Craxi in quegli anni per la collocazione dellItalia sul palcoscenico principale della politica estera, definendo lattività del governo guidata dallex leader socialista un apporto incontestabile ai fini di una visione e di un'azione che possano risultare largamente condivise nel Parlamento e nel paese proiettandosi nel mondo d'oggi, pur tanto mutato rispetto a quello di alcuni decenni fa''.
Giorgio Napolitano ripercorre inoltre nelle parole scritte ad Anna Craxi il "rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso" che ebbe con Bettino Craxi e dichiara che il ricordo dell'epilogo della tragica vicenda '"dell'ex Presidente del Consiglio" è per lui "ancora motivo di turbamento"; fu, nelle parole di Napolitano, infatti un epilogo segnato "dalla malattia, e dalla morte in solitudine, lontano dall'Italia, dopo che egli decise di lasciare il paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti".
Ma Napolitano non tralascia neppure una riflessione sulla vicenda giudiziaria craxiana: "Senza mettere in questione l'esito dei procedimenti che lo riguardarono -scrive il Capo di Stato - è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi, ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista, sia caduto con durezza senza eguali sulla sua persona - ricordando inoltre come "la Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo - nell'esaminare il ricorso contro una delle sentenze definitive di condanna dell'on. Craxi - ritenne, con decisione del 2002, che, pur nel rispetto delle norme italiane allora vigenti, fosse stato violato il diritto ad un processo equo per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea".