cronaca

"Pippa aveva fiducia negli altri"

Parla la sorella dell'artista uccisa

E’ il marzo 2008 Pippa Bacca e Silvia Moro, artiste milanesi, partono in autostop vestite in abito da sposa, attraverso i paesi del Mediterraneo, con lo scopo di portare un messaggio di pace, speranza e solidarietà. Il viaggio interrotto bruscamente in Turchia, dove Pippa è stata violentata e uccisa, è ripercorso oggi dalla mostra “Spose in viaggio/Brides on tour”, in corso a Milano alla Fondazione Mudima. Tgcom ha incontrato Rosalia Pasqualino di Marineo, sorella di Pippa.

Quanto questa mostra rispecchia sua sorella?
In parte sicuramente molto: qui sono esposti i lavori del suo viaggio, ma in realtà se ci fosse stata Pippa ad allestirla, avrebbe dato un’impronta più personale. Lei lavorava molto, anche in fase di allestimento, con le immagini, creando dei ritagli, inserendo foto. Noi in questa mostra abbiamo cercato di raccontare il viaggio, la performance.

Qual è l’immagine che meglio rappresenta Pippa?
Ce n’è sicuramente più di una, soprattutto quelle che riguardano la lavanda dei piedi, un rituale simbolico-religioso, che Pippa faceva alle ostetriche dei luoghi che visitava come simbolo di riconoscenza e gratitudine verso queste donne che permettono alla vita di nascere. Ma anche le foto in cui Pippa fa l’autostop la rappresentano molto. Mia sorella viaggiava abitualmente così.

L’autostop segna anche la fine di sua sorella: così ha infatti conosciuto l’uomo che l’ha uccisa. Come nasce questa idea di viaggiare?
Pippa ha sempre viaggiato in autostop e in realtà è un qualcosa che abbiamo sempre fatto anche in famiglia. Con nostra madre, quando eravamo bambine, viaggiavamo spesso così: erano altri tempi, magari maggiori ristrettezze economiche, poi non tutti avevano la macchina e inoltre c’era molta fiducia negli altri. Pippa questo messaggio di fiducia negli altri aveva deciso di mandarlo anche proprio attraverso l’autostop. Riguardo all’autostop diceva: “Anche se aspetti molto, prima o poi qualcuno ti prende sempre. L’unico vero nemico dell’autostoppista è il freddo”.

Non è insolita per una madre con cinque figlie questa idea del viaggio in autostop?
Per noi no. Ricordo un viaggio con mia mamma e le mie sorelle in Spagna, a Santiago di Compostela: all’andata andammo in treno, facemmo il cammino dei pellegrini e poi il ritorno in autostop. In casa nostra era la normalità, almeno negli anni '70. E a dire il vero sembra proprio una tradizione: riordinando l’archivio di mio zio, l’artista Piero Manzoni, ho trovato delle pagine del suo diario in cui raccontava come da ragazzo anche lui viaggiasse spesso in autostop. Nonostante la morte di Pippa, il significato che in qualche modo l’autostop incarna, la fiducia nell’altro e nel mondo che ci circonda, per noi non è cambiato.

Il processo contro Murat Karatas, l'uomo condannato per l'omicidio di sua sorella, si è concluso a giugno, con l’ergastolo. Siete soddisfatti del risultato?
Sì, molto. La condanna all’ergastolo ci è parsa la cosa più giusta per il semplice fatto che così non potrà più fare del male a nessuno. Non abbiamo neanche dubbi sulla ricostruzione dei fatti: a un certo punto si era parlato della possibilità che fossero stati più di una persona, ma a noi è da subito sembrato strano. Pippa era mingherlina, ma non sarebbe rimasta inerme mentre magari Murat Karastas lasciava la strada principale, si sperdeva in vie secondarie, caricava in macchina altre persone. Io e la mia famiglia siamo convinti che abbia ucciso da solo.

Avete  mai avuto contatti con Karatas, ha mai cercato di contattarvi?
No, assolutamente. Anzi mia madre e l’altra mia sorella che hanno seguito di persona tutte le udienze in Turchia, mi hanno raccontato di come lui non abbia mai dato nessun segno di pentimento e si sia dimostrato impassibile. Considerato questo e il fatto che sia un reo confesso, credo che l’ergastolo sia la cosa migliore: l’idea è quella che non abbia dato importanza al suo gesto e che quindi, se libero, potrebbe essere capace di rifarlo.

E in Turchia qual è stata la reazione a questo omicidio?
In Turchia abbiamo sentito molto la solidarietà sia delle persone che delle istituzioni. Non la stessa cosa possiamo dire dell’Italia.  Dopo le prime attestazioni di solidarietà, Pippa è stata abbandonata. Al funerale per esempio  il sindaco Moratti parlò della possibilità di conferire a Pippa l’Ambrogino d’oro. Non che noi ci tenessimo particolarmente, ma in effetti nel momento in cui questa cosa era stata proposta ci poteva anche stare. Invece poi non se ne è fatto più di niente. Per quello che riguarda invece le persone, la sensazione che abbiamo avuto è che in molti siano stati più prudenti, come dire che in qualche modo Pippa fosse andata a cercarsela.

E secondo lei c’è stata dell’imprudenza da parte di sua sorella o qualcosa avrebbe potuto evitare questa fine?
Non credo. Quello che è successo a Pippa, poteva succedere a chiunque altro in una situazione diversa: poteva essere bloccata in mezzo a una strada a piedi, poteva accadere a prescindere dall’autostop. Certo che abbiamo pensato che se non fosse stata da sola, non sarebbe successo, ma con i forse non si va da nessuna parte.

C’è qualcosa che ha scoperto di sua sorella solo dopo la sua morte?
Sì, molte cose. A partire dal suo lavoro, che io certo seguivo, ma di cui non conoscevo molti particolari e che invece lavorando nell’allestimento della mostra ho scoperto. Per esempio ho trovato molti legami profondi fra l’arte di Pippa e la storia della nostra famiglia, come il nesso fra l’autostop e il pellegrinaggio o la lavanda dei piedi, un rito che io ho conosciuto in un ospedale di pellegrini sul cammino di  Santiago di Compostela e dove Pippa è venuta a trovarmi e ha visto fare.

Ha un ricordo, un’immagine particolare di sua sorella?
In realtà nonostante le tantissime foto che ho esaminato e scelto per la mostra, non la ricordo vestita da sposa. Per me mia sorella rimane quella ragazza vestita di verde, con il suo cappello con un sonaglietto, che va in bicicletta e che fa contemporaneamente  mille cose in mille posti diversi.

Cecilia Pierami

"Spose in viaggio/Brides on tour"
fino al 22 gennaio
Fondazione Mudima
via Tadino 26, Milano