TELEMACO SIGNORINI E LA PITTURA IN EUROPA
Signorini, artista decisamente internazionale, emerge dalla grande mostra Telemaco Signorini e la pittura in Europa in programma a Palazzo Zabarella fino al 31 gennaio 2010.
La Fondazione Bano e la Fondazione Antonveneta, che per questa grande impresa culturale hanno unite le forze, hanno affidato questo nuovo, importante capitolo dellattività espositiva di Palazzo Zabarella a un autorevole Comitato Scientifico composto dai maggiori studiosi della pittura italiana del XIX secolo.
Alla Mostra, il Presidente della Repubblica ha voluto conferire il suo Alto Patronato.
La loro scelta è stata quella di proporre i massimi capolavori dellartista toscano (ben oltre 100 le opere esposte, un album di prestatori internazionale che allinea anche il parigino Museo dOrsay, che per loccasione presta il famoso quadro di Degas LAbsinthe, lHermitage di San Pietroburgo e il Pushkin di Mosca) vis a vis con quelli di altri grandi maestri della pittura europea del momento, da Degas a Tissot, Decamps, Troyon, Toulouse-Lautrec, Corot, Courbet, Rousseau, Stevens, Sisley
Un confronto affatto casuale ma attentamente mirato su assonanza di temi e di tempi, oltre che su reciproche frequentazioni e conoscenza.
Così i suoi interni si accompagneranno a quelli di Edgar Degas o Henri de Toulouse-Loutrec, le vie di numerose città italiane ma anche francesi o inglesi saranno raffrontate ad analoghi soggetti dipinti da Tissot. Esempi di un affascinante itinerario espositivo che documenterà lintero percorso artistico di Signorini, presentando tutte le sue opere più significative e famose, arricchendolo di confronti forti, mirati, precisi, mai pretestuosi, con gli altri protagonisti della storia dellarte in Europa negli ultimi decenni dellOttocento.
Ne emergerà la grandezza del fiorentino, unico, o quasi, tra i Macchiaioli a godere, già in vita, di un successo e di un mercato veramente internazionali.
A suo favore giocarono, oltre allindubbia maestria, la frequentazione dellambiente inglese di Firenze, i numerosi soggiorni prima in Italia e poi in Francia e Inghilterra dove entra in contatto con un ambiente artistico in pieno fermento che certamente influenzò il suo stile.
Fine intellettuale, Signorini venne riconosciuto in Italia e in Europa anche per le sue qualità di critico militante, attento a ciò che accadeva nel mondo dellarte ma anche nella società.
Di questa attenzione al sociale, per dirla con un linguaggio doggi, è emblema lo splendido, fortissimo olio scelto come logo della mostra. E la celeberrima Alzaia del 1864, dove tre giovani maschi sono raffigurati nello sforzo bruto di trascinare controcorrente, piegati dalla fatica, un naviglio che nel quadro non compare ma di cui si intuisce la resistenza oltre che lesistenza.
Alladesione allestetica naturalistica di Proudhon si può, ad esempio, ricondurre la sua forte attenzione per emarginati e reclusi, attenzione declinata in numerose opere tra cui quella Sala delle agitate al san Bonifazio di Firenze che susciterà lammirazione di Degas durante la visita allo studio di Telemaco nel 1875.
Impegnato nel sociale, certo, ma allo stesso tempo raffinato dandy, frequentatore assiduo dei salotti à la page, intellettualmente snob da dichiarare la sua preferenza per limperfetto dellingegno rispetto al perfetto della mediocrità.
Non gli mancarono i riconoscimenti ufficiali (compresa la nomina a giurato della Biennale Venezia del 1896) ma le sue affermazioni taglienti e caustiche gli crearono anche molti nemici, tanto che un redattore della Rivista italiana, parlando di lui, ebbe a scrivere che non vi era nulla di sacro per quella bocca infernale dai bei denti debano.
Passioni, successi, incomprensioni, lotte che sembravano non scalfirlo. Una apparenza che, nel privato, lasciava il posto ad una irrequietezza, ad una sotterranea insoddisfazione, ad una solitudine mitigata solo dallaffetto per la piccola Nene, ispiratrice delle più poetiche opere della maturità.
Nel 1893 sente il bisogno di riflettere sulla vicenda macchiaiola di cui era stato assoluto protagonista e pubblica Caricaturisti e caricaturati al Caffè Michelangelo, un testo essenziale di critica e storia dellarte declinate a modo suo, attraverso la chiave davvero inconsueta della caricatura. Tanto per non smentirsi.
TELEMACO SIGNORINI
E LA PITTURA IN EUROPA
Padova, Palazzo Zabarella
19 settembre 2009 31 gennaio 2010
Saggio di Fernando Mazzocca sulle opere presenti
1.G. Courbet, Autoritratto nella prigione di Sainte-Pélagie a Parigi, 1871-1872. olio su tela, cm. 92 x 72,5. Ornans, Musée Gustave Courbet
Courbet, che si è autoritratto in questa immagine assolutamente coinvolgente ed originalissima nella prigione dove fu rinchiuso per sei mesi a causa della sua complicità nella distruzione della colonna Vendôme durante i disordini della Comune di Parigi, è sempre stato per Signorini lideale dellartista impegnato a cui ispirarsi nellaffrontare temi di denuncia sociale.
2.Signorini, Acquaiola a La Spezia, 1861-1862. Olio su tela, cm. 60x118. Collezione privata
E uno dei capolavori della prima fase dellartista, quella della sperimentazione della macchia realizzata durante un fondamentle viaggio nella natura incontaminata e solare del golfo di La Spezia. Attraverso un contrasto esasperato di luci e ombre egli riesce a rendere latmosfera di una particolare ora del giorno affidata alloriginale taglio panoramico dellimmagine e al ritmo dinamico della composizione.
3.Signorini, Pascoli a Castiglioncello, 1861. Olio su tela, cm. 33 x 77. Collezione privata
Questo dipinto famosissimo, è una delle opere emblematiche di uno dei periodi doro dellesperienza macchiaiola, quando i protagonisti del movimento, tra cui Fattori, Lega, ed appunto Signorini, si ritrovarono tutti, ospiti nella tenuta del loro sostenitore e critico Diego Martelli, nella solitudine dellalta Maremma a Castiglioncello, un luogo mitico dove crearono una pittura rivoluzionaria tutta basata, come in questo caso, sulla resa di effetti di luce estremi.
4.Signorini, Lartiglieria toscana a Montechiaro salutata dai francesi feriti a Solferino, 1860. Olio su tela, cm. 60 x 117. Collezione privata
Come gli altri Macchiaioli, Signorini, che era un fervente mazziniano, ha partecipato come volontario alla seconda guerra dIndipendenza. Ha saputo restituire questa esperienza attraverso originali quadri di battaglie, come questo acquistato dalla casa reale, assolutamente unici per la scelta tematica, estranea ad ogni retorica, e per le soluzioni formali basate su straordinari giochi di luce e di ombre.
5. Jean-Baptiste Camille Corot, Paesaggio sul lago. Olio su tela, cm. 53 x 65,5. San Pietroburgo, Ermitage
Nel corso dei suoi frequenti soggiorni a Parigi, a partire dal 1861, Signorini ebbe modo di apprezzare la pittura di Corot, del quale frequentò lo studio. Paesaggi come questo, rivissuti nella memoria e interpretati come stati dellanimo, ebbero una decisiva influenza nel superamento delleccessivo realismo della prima fase della macchia verso una pittura sfumata e dalle valenze sentimentali.
6.Signorini, La luna di miele, 1862-1863. Olio su tela, cm 31 x 99. Collezione privata
Questo dipinto commovente, la cui suggestione è affidata al formato lungo e stretto, rappresenta una svolta rispetto alla sperimentazione della macchia, verso una pittura impressionistica caratterizzata da contrasti chiaroscurali più morbidi e soprattutto verso un nuovo sentimento del paesaggio rivissuto, nel filtro della memoria, come stato dellanimo.
7.Signorini, Lalzaia, 1864. Olio su tela, cm. 58,4 x 173,2. Collezione privata
Capolavoro assoluto dellartista è lopera con cui si chiude definitivamente la fase sperimentale della macchia. Non si tratta solo di un esempio di pittura di denuncia, ispirata a Courbet, sul tema dello sfruttamento dei lavoratori e della ingiustizia sociale, ma di una grandiosa metafora della vita umana, del dolore e della fatica di vivere. E unimmagine che conserva intatta la sua attualità e ci colpisce con la sua violenza espressiva affidata al puro colore.
8.Signorini, La sala delle agitate nellospedale di San Bonifazio, 1865. Olio su tela, cm. 66 x 59. Venezia, Galleria internazionale dArte Moderna di Ca Pesaro
Un altro capolavoro assoluto, in una fase davvero magica del pittore. Questo dipinto, destinato a fare scandalo quando apparve, per la drammaticità del tema affrontato, la pazzia, per laudace taglio prospettico e la violenza chiaroscurale, entusiasmò Degas. Mentre il popolare drammaturgo italiano Giacosa scrisse che esercita le spaventose attrazioni dellabisso.
9.Edgar Degas, Labsinthe, 1875-1876. Olio su tela, cm. 92 x 68. Parigi, Musée dOrsay
Questo dipinto leggendario, una delle grandi icone dellOttocento, venne presentato allesposizione degli Impressionisti nel 1876. Ambientata nel terrace del caffè della Nouvelle Athènes, centro dincontro dei pittori impressionisti, questa formidabile tranche de vie rappresenta attraverso un originale taglio prospettico tutta la tensione di un momento di solitudine e alienazione.
10.Signorini, Aspettando, 1867. Olio su tela, cm. 119 x 62. Collezione privata
Questo capolavoro davvero europeo, ispirato alla pittura dinterni olandese, ai raffinati quadri mondani di Stevens e Tissot, venne elogiato da Diego Martelli per la maestria dellartista nel rendere limpressione generale che immediatamente vi fa concepire il chiuso di una stanza, quanto il particolare rilievo che mette al vero posto in cui devono stare tutti gli oggetti rappresentati.
11.Signorini, Il novembre, 1870. Olio su tela, cm. 65 x 99. Venezia, Galleria internazionale dArte Moderna di Ca Pesaro
Ispirato da De Nittis e dalla pittura francese contemporanea, rappresenta un nuovo modo di rappresentare il paesaggio attraverso un punto di vista ribassato che conferisce alla composizione uno straordinario dinamismo. Rispetto alla natura solare, che domina nei dipinti eseguiti negli anni della macchia, latmosfera è cupa, tra le nuvole minacciose che solcano il cielo e gli effetti della luce riflessa nellacqua presente nei solchi di fango della strada in primo piano.
12.Signorini, Villa fiorentina, 1874 circa. Olio su tela, cm. 64 x 116. Collezione privata
Questa veduta di grandi dimensioni ci impressiona per il taglio prospettico e il nitore dellimmagine che hanno qualcosa di fotografico, come se Signorini intendesse sfidare in pittura il nuovo mezzo di riproduzione meccanica della realtà. Lassoluta precisione nella resa dei volumi, il perfetto controllo dei colori e della luce conferiscono a questa rappresentazione, dove ci colpisce lassenza della figura umana, un valore quasi metafisico.
13.Giuseppe De Nittis, Una domenica a Londra, 1878. Olio su tela, cm. 120 x 80. Collezione privata
E una delle più suggestive vedute londinesi di De Nittis che, tra Parigi e la capitale inglese, si andava affermando come pittore della vita moderna, affrontando dunque gli stessi temi urbani che trattavano gli Impressionisti. Questa immagine di solitudine sospesa ha un taglio prospettico e unintensità molto simili alle vedute scozzesi di Signorini.
14.Signorini, Kirkgate a Leight presso Edimburgo, 1882. Olio su tela, cm. 45,5 x 42. Firenze, Galleria dArte Moderna di Palazzo Pitti
E la più bella e celebre delle vedute di Edimburgo e dei suoi dintorni eseguite da Signorini durante i suoi viaggi nella capitale scozzese dove si recava spesso dopo essere stato a Parigi. Si tratta di unimmagine emblematica, straordinariamente moderna. Infatti il paesaggio urbano appare dominato dalla grande scritta pubblicitaria da cui viene generata tutta la composizione.
15.Signorini, Il ghetto a Firenze, 1882. Olio su tela, cm. 95 x 65. Roma, Galleria Nazionale dArte Moderna
E una delle più belle e famose delle numerose vedute della vecchia Firenze popolare, destinata a scomparire, eseguite da Signorini nel corso degli anni ottanta, molto richieste ed apprezzate anche dai collezionisti inglesi. In un lungo cannocchiale prospettico, dal taglio molto moderno, egli isola alcuni episodi della vita di strada e identifica i diversi tipi di unumanità variegata.
16.Alfred Sisley, Al bordo della foresta a Fontainebleau, 1885. Olio su tela, cm. 60 x 73. Mosca, Museo Pushkin
Tra i protagonisti dellImpressionismo francese, questo grande pittore di origine inglese ha elaborato un suo modo personalissimo di rappresentare la natura, risprodotta en plein air. Presenta sorprendenti affinità con paesaggi molto simili ai suoi eseguiti negli stessi anni da Signorini. Qui le impressioni fermate sul cielo dalla fitta trama dei rami degli alberi nella grande foresta ricorda gli sfondi degli uliveti dipinti dallartista toscano.
17.Signorini, Fra gli ulivi a Settignano, 1885. Olio su tela, cm. 35 x 63. Collezione privata
E tra i molti capolavori realizzati tra gli anni ottanta e novanta a Settignano, nella campagna attorno a Firenze, che fu uno dei luoghi dove Signorini, ormai sempre più inquieto, si rifugiava a cercare pace e ispirazione. Con pennellate vibranti e sensibilissime al variare della luce realizza in questo dipinto unimmagine essenziale, caratterizzata da uno straordinario equilibrio formale.
18.Signorini, Vegetazione ligure a Riomaggiore, 1890 circa. Olio su tela, cm. 58 x 90. Genova, Civica Galleria dArte Moderna (Raccolta Luigi Frugone)
E uno dei più suggestivi degli ultimi capolavori del Signorini paesaggista ambientati nelle Cinque Terre a Riomaggiore, dove egli si rifugiava ogni estate per ritrovare, a contatto con una natura incontaminata, nuove fonti di ispirazione. Lo straordinario e originalissimo taglio panoramico dellimmagine, dove il mare si intravede in lontanza, è realizzato attraverso una stesura pittorica stilizzata e modernissima che ricorda lImpressionismo come la pittura giapponese.
19. Signorini, Bambini colti nel sonno, 1890-1896. Olio su cartone, cm. 49,5 x 40. Collezione privata
Commovente capolavoro, rappresenta un unicum nella produzione degli ultimi anni, quando Signorini sembra riflettere sulla pittura di Degas e di Toulouse-Lautrec, cui questa immagine appare ispirata nelloriginalità del taglio compositivo e nelle sorprendenti soluzioni cromatiche. Il dipinto era appartenuto alla famosa collezione torinese di Riccardo Gualino, dove le opere dei Macchiaioli erano accostate a quelle degli Impressionisti francesi.
20. Signorini, Il bagno penale a Portoferrario, 1888-1894. Olio su tela, cm. 56 x 80. Firenze, Galleria dArte Moderna di Palazzo Pitti
Con questo dipinto caratterizzato da una sconcertante violenza visiva, che è stato accostato agli affreschi di Masaccio e ai dipinti di Van Gogh, Signorini ritornava, alla fine della sua carriera, agli scandalosi temi di denuncia sociale già affrontati negli anni sessanta, come Lalzaia e La sala delle agitate nellospedale di San Bonifazio. Lopera è il risultato di una lunga e meditata elaborazione protratta per oltre sei anni.
La biografia breve di Telemaco Signorini (Firenze 1835- 1901) tratta dalla Lettera informativa al Presidente della R. Accademia di Belle Arti redatta dallo stesso Signorini nel 1892, pubblicata a suo tempo nellormai rara monografia di Enrico Somarè (E. Somarè, 1926, pp. 277-279), che, assieme ad altri due scritti autobiografici dellartista (la Cronologia autobiografica e il Sommario autobiografico, anche essi in E. Somarè, 1926, pp. 267-271; 271-277), costituisce la base documentaria di tutte le biografie moderne.
LETTERA INFORMATIVA
Al Presidente della R. Accademia di Belle Arti in Firenze
Pregiatissimo signore,
Col diploma di socio onorario che ebbi lonore di ricevere da codesta R. Accademia di Belle Arti, mi pervenne anche dalla S. V. la domanda di inviarle alcuni cenni biografici intorno al mio passato artistico. Eccole in brevi parole e per sommi capi, le mie origini, i miei studi e le mie principali produzioni.
Nellanno 1835 da Giovanni Signorini pittore dellex Granduca di Toscana, e da Giustina Santoni possidente, nacqui in Firenze il 18 agosto. Nella mia prima giovinezza, per quanto avessi predilezione allo studio delle lettere piuttosto che a quello dellarte, dovetti obbedire a mio padre e studiar la pittura.
Dopo gli elementi dellarte fatti, non allAccademia, ma sotto la direzione di mio padre, mi portai a Venezia collartista Vito dAncona e Federigo Maldarelli di Napoli. Là vi rimasi tutto lanno 1856, studiai nei musei e nei canali, strinsi amicizia con Enrico Gamba e Federigo Leighton e vari altri stranieri.
Al mio ritorno in Firenze, ebbi i miei primi lavori rigettati dalla nostra Promotrice per eccessiva violenza di chiaroscuro e fui attaccato dai giornali come macchiajuolo.
Venuto il 1859, e fatta la campagna come artigliere, tornai e dipinsi soggetti militari che, non solo furono accettati alla Esposizione della nostra Promotrice, ma furono anche acquistati per la maggior parte, il più grande da S. A. R. il Principe di Carignano, il più piccolo dagli artisti di Milano che lo tennero nelle Sale del loro circolo.
Nel 1861 fui a Torino dove esposi il Ghetto di Venezia che fu il più sovversivo dei miei dipinti, per eccesso di chiaroscuro, e sollevò in Torino le più clamorose polemiche. Di lì passai a Parigi in compagnia degli artisti Cabianca e Banti. Vi conobbi Corot e Troyon, vi rimasi alcuni mesi e al mio ritorno, esposi alla prima Esposizione Nazionale che ebbe luogo in Firenze dove ebbi la medaglia per il mio quadro Un episodio della battaglia di Solferino.
Nel 1862 e 63 produssi molte marine in Liguria, inviandole alle Promotrici di Torino e Venezia e incominciai allora a scriver pei giornali facendo polemiche darte.
Nel 1864 feci un quadro dei miei più grandi con molte figure quasi al vero che tiravano una barca contro la corrente dellArno, LAlzaia. Più tardi nel 1873, esposto alla Esposizione internazionale di Vienna mi fruttò la medaglia.
Nel 1865 dipinsi, fra i molti altri quadri, il Manicomio che esposto a Torino, sollevò polemiche per i giornali.
Nel 1866 acquistò il Municipio di Torino un mio quadretto che feci quellanno Un giorno di vento che è presentemente in quella Galleria Municipale.
Nel 1867 collamico Diego Martelli feci un giornale darte « Il Gazzettino delle arti del disegno » che visse un anno solo agitando il mondo artistico.
Nel 1868 e 69 lavorai molto in Siena dipingendo strade, piazze e feste paesane e feci molte incisioni allacqua forte per libri di scienza e darte.
Nel 1870 fui invitato dal Prof. De Gubernatis alla Esposizione Nazionale di Parma per fare una rassegna di quella esposizione al suo giornale « La Rivista Europea » alla quale collaboravo da due anni. Fui intanto inviato a far parte del giurì di quella esposizione, insieme agli artisti Banti, Cecioni e Sorbi, e vi rimasi Segretario per preghiera di Cesare Correnti allora Ministro della Pubblica Istruzione. Al mio ritorno in Firenze, dipinsi al concorso di paesaggio alla nostra Promotrice, un quadro intitolato Novembre, ed ebbi il premio.
Passai quasi tutto il 1871 e 72 fra Roma e Napoli, lavorando insieme agli amici Cecioni e De Nittis. Alla Esposizione Nazionale di Milano, esposi alcuni piccoli studietti fatti a Vinci, patria di Leonardo.
Nel 1873-74 fui a Parigi dal De Nittis e fui a Londra con lui la prima volta, poi tornato a Parigi, rimasi vari mesi nella campagna di Seine et Marne a Combes-la-Ville in compagnia di Boldini e dipinsi in quella campagna per i negozianti Goupil e Reitlinger. Contemporaneamente corrispondevo con il « Giornale artistico » che il Cecioni faceva in Firenze insieme allo scultore Grita.
Nel 1875 fui a Ravenna e vi dipinsi diversi quadri fra i quali uno di Porta Adriana che esposto nel 1877 a Napoli, fu premiato e acquistato da Casa Reale. Oggi si vede esposto in Roma nella Galleria darte moderna.
Nel 1876 lavorai a Vinci in compagnia del Prof. Gustavo Uzielli, illustrai con acqueforti il suo libro scientifico su Leonardo. Fui segretario del Comizio artistico presieduto dal Conte Augusto De Gori contro laccentramento di Roma.
Nel 1877 pubblicai un volume di sonetti artistici « Le 99 discussioni artistiche », poi fui a Napoli giurato a quella esposizione Nazionale.
Nel 1878 fui a Parigi alla esposizione internazionale e al ritorno rimasi alcuni mesi lavorando in Borgogna e in Svizzera, a Ginevra, a Losanna e a Berna.
Nel 1879 dipinsi il Ponte Vecchio di Firenze che nel 1880 esposi alla Esposizione Nazionale di Torino. Al Congresso artistico che ebbe luogo in quelloccasione, fui relatore al IV tema e sostenni le pensioni contro i concorsi che allora si facevano per complemento degli studi dellarte. Tornai di nuovo a Parigi e Londra esponendo allAccademy e al Grosvenor.
Tornato nel 1881 vendetti il mio quadro del Ponte Vecchio a un negoziante di Bath, poi collamico Giordano mi portai di nuovo a Parigi e Londra e di lì fui nella Contea di Somerset a Bath dove rimasi un mese lavorando con lamico Cecchi per il negoziante Visart che maveva comprato il Ponte Vecchio. Di là, traversata lInghilterra, passai in Scozia e in Edimburgo, dove raggiunsi il Giordano, lavorai con lui moltissimo per le vie di quella città e a Leith e Glasgow e a North Berwick. Al mio ritorno esposi al Donatello diversi quadri miei.
Nel 1882 lavorai molto nel mercato vecchio e in Settignano dove detti consigli darte a Ruggero Focardi.
Nel 1883, fatto Professore alla nostra Accademia, rifiutai la onorificenza non volendo farmi solidale di quellinsegnamento darte al quale avevo sempre fatta pubblica opposizione. In questanno fui al Monte Amiata e lavorai molto a Piancastagnaio.
Nel 1884 tornai a Parigi e Londra e in questa città esposi pubblicamente e privatamente i miei lavori. Diverse marine dipinte a Riomaggiore esposi allAccademy e al Grosvenor, e venti tele, rappresentanti tutte venti motivi tolti dal nostro vecchio mercato, esposi privatamente in Annover Square in casa di un tal sig. Lucas, e tutti ebbi la fortuna di venderli. In questanno medesimo esposi a Torino il Ghetto di Firenze, che dalla commissione governativa fu acquistato per la Galleria dArte Moderna in Roma.
Nel 1885 lavorai ad Arcola in Liguria, qui ebbi lonore di ricevere da Napoli il diploma di socio corrispondente di quellAccademia.
Nel 1886 lavorai molto a delle acqueforti del nostro mercato che tolsi da miei quadri e da miei studi. Ebbi li dolore di perdere in questanno lamicissimo mio Adriano Cecioni e di lui scrissi al
« Fracassa » la biografia.
Nel 1887 presi a consigliare il bravo allievo del Cecioni, Giorgio Kienerk, ed esposi alla esposizione Nazionale di Venezia diversi lavori fra i quali un dipinto di Settignano rappresentante una Pioggia sui campi che anche questo fu scelto dalla giunta artistica presso il ministero dellIstruzione.
Nel 1888 esposi a Bologna alcuni quadretti fra i quali ne ebbi uno venduto e fui fatto socio corrispondente di quellAccademia. Esposi anche molti lavori in Livorno in una importante esposizione che ebbe luogo in quellanno; di là fui a Portoferraio nellIsola dElba dove mi ci trattenni due mesi lavorando moltissimo.
Nel 1889 ho presieduto in Firenze la commissione darte che ebbe lincarico di inviare alla Esposizione internazionale di Parigi, i prodotti artistici del nostro paese. In questa occasione ebbi la fortuna di aver premiato e venduto un mio quadro chio vi aveva inviato, dipinto lanno avanti allIsola dElba.
Il 1890 ho passato dipingendo in montagna a Pietramala, il genere pastorizio di capre pecore e buoi.
E anche nel 1891 mentre sulla stessa montagna dipingevo un quadro che oggi esposto alla nostra Promotrice viene acquistato da Casa Reale, mi giunse la graditissima sua dove mi si partecipava lonore che mi veniva fatto da codesta R. Accademia.
Oggi dunque 1892 contemporaneamente alla buona notizia allacquisto del mio lavoro mi giunse il diploma di codesta Accademia, presso la quale la prego di farsi interprete dei miei più sentiti ringraziamenti.
Suo devotissimo
TELEMACO SIGNORINI
TELEMACO SIGNORINI
E LA PITTURA IN EUROPA
Padova, Palazzo Zabarella
19 settembre 2009 31 gennaio 2010
Orario Mostra
19 settembre 2009- 31 gennaio 2010
Ore 9.30-19.30
Chiuso il martedì non festivo
Per info
tel. 049.8753100
Per prenotazioni
Tel. 199.199.100
Biglietti
Intero 10,00
Ridotto speciale 8,00
(gruppi 15-30 pax, oltre i 65 anni detà, soci Touring Club e FAI)
Ridotto di legge 5,00
(studenti dai 6 ai 26 anni, PadovaCard)
Ingresso gratuito ai bambini fino ai 6 anni, ad un accompagnatore per ogni gruppo (15-30pax), 2 insegnanti per classe, accompagnatori di visitatori diversamente abili.
Visite guidate
Gruppi (min. 15- max. 30 persone) 100,00
Scuole (max. 30 persone) 60,00
Prenotazione
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