"Raffaele e Amanda assolti. L'incubo finisce qui. Questo è il titolo che mi sono immaginato per il giorno dopo la sentenza". A pochi giorni dal verdetto nel processo che lo vede imputato per l'omicidio di Meredith Kercher Raffaele Sollecito rivela a "Gente" le sue paure e le sue speranze. "Sono psicologicamente distrutto, avvilito, stanco. Se io non avessi una famiglia alle spalle a quest'ora mi avreste trovato sotto terra", aggiunge.
"Il senso di questa storia sta nel fatto che gli inquirenti si sono fatti un'idea sbagliata fin dagli inizi. Se Rudy Guede fosse stato arrestato prima di me, di Amanda e di Patrick Lumumba, non avreste conosciuto né me, né Amanda, né Patrick Lumumba", spiega Raffaele in maniera sofferente.
Poi una stoccata ai giornali. "I media hanno descritto Amanda come una Venere, una donna capace di conquiste repentine perverse. Nulladi tutto questo. E' una ragazza semplice. carina ma assolutamente normale. A volte invece pecca di ingenuità. ma la cosa che mi ha dato più fastidio è quando hanno attaccato la mia famiglia. Non è giusto, non fanno niente di male o di sbagliato se mi difendono", spiega.
Infine entra nello specifico del processo. "Io Guede non l'ho mai conosciuto, l'ho visto una volta in tribunale. E nessuna delle orme o impronte di piede scarpa rinvenute, impressa su presunta sostanza genetica, mi appartiene, semplicemente perché la mattina del 2 novembre 2007 avevo scarpe che non sono Nike e non sono andato in giro a piedi nudi per la casa", conclude.