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Kabul: sei vittime, sei drammi

Famiglie, occupazioni e progetti

L’attentato talebano in Afghanistan ha ucciso sul colpo sei soldati italiani, gettando nel dolore un intero Paese. Distrutte sei famiglie, sei mondi che non saranno mai più quelli di ventiquattr'ore fa

ANTONIO FORTUNATO - tenente
Il tenente Antonio Fortunato, 35 anni, lascia moglie e un figlio di sei anni. Di stanza alla caserma "Bandini" di Siena, sede del 186esimo reggimento Folgore, era originario di Lagonegro, in provincia di Potenza, ma risiedeva a Badesse, paese nel Comune di Monteriggioni, alle porte di Siena. La moglie è una insegnante

MATTEO MUREDDU - caporalmaggiore
Era stato l'ultima volta nel suo paese, Solarussa (Oristano) a maggio, il caporalmaggire Matteo Mureddu militare, era venuto a salutare i genitori e gli altri familiari, prima di partire per la missione in Afghanistan nella quale era impegnato da quasi quattro mesi. Chiamava quasi tutti i giorni i propri familiari per telefono. Sicuramente così avrebbe fatto anche nelle prossime ore per formulare gli auguri alla sorella Cinzia, in occasione del suo compleanno. La donna, sposata con un operaio edile, era in assiduo contatto col fratello militare.

ROBERTO VALENTE - sergente maggiore paracadutista
Roberto Valente aveva partecipato a numerose missioni all'estero, che l'avevano portato in ex Jugoslavia, Albania e Iraq. Valente era un sergente maggiore paracadutista del 187esimo reggimento, in missione in Afghanistan dal 22 maggio scorso: aveva il ruolo di comandante di squadra dei fucilieri. Il militare era nato il 13 maggio del 1972, ed era in servizio nell'esercito dal 14 ottobre del 1993. In Italia aveva partecipato alla missione Riace. Valente aveva ottenuto quattro elogi tra il 2000 ed il 2007, e la croce d'argento per l'anzianità di servizio militare. Sarebbe rientrato in Italia, probabilmente a Napoli, dove sognava di ricongiungersi alla sua famiglia a novembre.

MASSIMILIANO RANDINO - caporal maggiore
Ha appreso dalla televisione della tragedia anche se non sapeva che tra le vittime c'era suo marito, poi ha urlato quando è stata informata della verità. Questo lo strazio della moglie del caporal maggiore Massimiliano Randino nel racconto di una vicina di casa a Sesto Fiorentino (Firenze). ''Ero appena rientrata dal lavoro - ha raccontato Angela Diana, che vive nell'appartamento di fronte a quello dei Randino- quando ho sentito Pasqualina gridare. La tv era accesa e stavano passando le immagini dell'attentato, poi è suonato il campanello: era lei, l'ho abbracciata, piangeva disperata ed io con lei''. Diana ha descritto i Randino come una ''coppia perfetta''. “Giovani generosi, gentili - ha detto - grandi lavoratori con i quali avevamo un rapporto meraviglioso".

GIANDOMENICO PISTONAMI - caporalmaggiore
'Giandomenico era scampato miracolosamente ad un altro attentato, sempre a Kabul, lo scorso agosto. Si era salvato nascondendosi per un giorno intero sotto un camion''. Lo ha detto Annamaria, amica sua e della fidanzata.''Erano quattro anni che Giandomenico partecipava alla missione di pace in Afghanistan - aggiunge  - voleva mettere da parte i soldi per sposarsi. Amava il suo lavoro era consapevole dei rischi che correva ma era convinto che le missioni internazionali avrebbe riportato la pace in Afghanistan. Invece ci ha lasciato la pelle''. Il caporalmaggiore Pistonami abitava con i genitori alla periferia di Lubriano (Viterbo), vicino al campo sportivo.

DAVIDE RICCHIUTO - caporalmaggiore
Una persona ''gioiosa, solare e piena di vita'': cosi' gli amici descrivono Davide Ricchiuto. Di lui si parla come di una persona che aveva la capacità di farsi amare da tutti. Quando rientrava in paese, raccontano, Davide ritrovava i suoi amici di sempre e con loro si fermava in piazza o in pizzeria. Il sindaco, Ippazio Antonio Morciano, ha parlato della difficoltà di ''descrivere un dolore che tocca non solo una famiglia ma tutta una comunita'''.