I viaggi dei lettori

Il mio Cammino a Santiago de Compostela

Il racconto del nostro lettore Maurizio

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A metà aprile mi sono messo in viaggio per compiere il mio primo Cammino per Santiago de Compostela.
Sono partito da Saint Jean Pied de Port, piccolo paesino francese ai piedi dei Pirenei, e ho percorso a piedi gli 800 km. necessari per arrivare a Santiago.
Le motivazioni che mi hanno spinto a intraprendere questa “fatica” sono sportivo/paesaggistiche piuttosto che religiose. Mi incuriosiva vedere con i miei occhi questi paesaggi senza confine che mi aspettavo immensi e silenziosi. 
Silenzi interiori ce ne sono stati, ma silenzio dato dall’ambiente in cui mi trovavo assolutamente no. La causa è stata il vento che ha in continuazione sibilato in senso contrario alla marcia e che in molte occasioni era veramente assordante. Il maltempo è stata una costante dei miei 19 giorni di Cammino. 
Se poi, oltre alla pioggia, al vento ed al freddo uniamo il fatto che attraversavo una delle regioni più povere della Spagna, viene proprio da pensare che il Cammino di Santiago sia decisamente un “cammino di penitenza”. Ho attraversato paesi fantasma, sembravano abbandonati da decenni; non c’erano negozi, neppure quelli di alimentari.  Quel poco che c’era sembrava essere in estrema povertà.  Ho visto delle case con i muri costruiti utilizzando argilla e paglia.

I campi erano tutti coltivati, ma non si vedeva nessuna fattoria, nessun trattore o contadino che sorvegliasse e controllasse il raccolto.  Le grandi città attraversate dal Cammino si possono contare sulle due mani; il resto sono solo piccoli villaggi e molti di questi sono senza i servizi essenziali (farmacia, alimentari). In questi villaggi era difficile vedere delle persone giovani; le  poche che si vedevano era tutte piuttosto anziane. Mentre invece le grandi città come Pamplona, Burgos, Leon e Astorga sono città vive, ben organizzate e con monumenti degni di essere visitati. Gli abitanti di queste città erano ben occupati a svolgere le loro attività, ma … trovavano il tempo e la voglia per porgere un sorriso, a me, che ero pellegrino in viaggio per Santiago.   

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Ho dei ricordi bellissimi di persone che mi hanno chiesto di pregare per loro al mio arrivo a Santiago. Ad esempio una signora di Leon; io le chiesi che autobus avrei dovuto prendere per andare a visitare una certa chiesa; ad un certo punto mi sono trovato in mano il biglietto dell’autobus che lei volle a tutti i costi offrirmi. Questa signora, il cui nome è Ester, non era certamente nobile né ricca, ma poteva essere piuttosto una semplice operaia; i pochi soldi spesi per pagarmi il biglietto, le avrebbero sicuramente fatto comodo. E salutandomi, mi chiese di dire una preghiera per lei a Santiago. Un signore a Burgos, a cui chiesi informazioni per arrivare ad un certo museo, fece due telefonate per liberarsi dei suoi impegni e decise di accompagnarmi, per poi offrirmi il biglietto di ingresso in cambio di una preghiera a San Giacomo.
E la commessa di un bar/pasticceria a cui chiesi un bicchiere di latte. Insieme al latte mi servì una brioche. Quando le dissi che avevo chiesto solo il latte, mi rispose che la brioche era offerta e che se avessi voluto avrei potuto dire una preghiera per lei. E non sarebbe finita questa descrizione un po’ saltuaria di persone che approfittavano di me, pellegrino, per portare la loro preghiera a Santiago.
Sicuramente, tra tutte le emozioni che mi sono rimaste di questo mio Cammino, quella di avere conosciuto tante persone umili o comunque non particolarmente abbienti, che mi hanno aiutato con piccoli o piccolissimi gesti, con un sorriso o con un incoraggiamento è la più Bella.  

Penso proprio che rifarò il Cammino e prima di partire pregherò di trovarne altre e sempre più numerose. 

Maurizio