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Dig Dug e gli scavi pericolosi del videogame di Namco

Quarant’anni fa, la casa giapponese iniziava a scavare nel cuore dei videogiocatori

IGN

Non contenta di aver stravolto - e in larga parte conquistato - il mercato delle sale giochi col suo splendido Pac-Man (1980), la giapponesissima Namco prova a fare il bis due anni più tardi con un altro colorato videogame arcade. Niente puntino da sgranocchiare o fantasmini stavolta, bensì dei mostriciattoli che vivono nel sottosuolo da eliminare uno a uno grazie a… una pompa da bicicletta?

Questo è il cuore di Dig Dug, un colorato gioco che ci mette nei panni - o meglio, nella tuta - di una sorta di speleologo equipaggiato con una trivella con cui scavare rapidamente gallerie, nonché con la suddetta pompa, sua unica fonte di difesa (e offesa!) contro le creature che vivono nel sottosuolo. Il gameplay è molto semplice: dobbiamo scavare fino a raggiungere i mostriciattoli (che in effetti fino a quel momento si fanno gli affari loro nelle proprie tane) e poi colpirli con il cavo della pompa: a questo punto successive pressioni del pulsante di attacco gonfiano i malcapitati mostriciattoli, fino alla loro inevitabile esplosione.

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Un mestiere non proprio tranquillissimo, dal momento che un singolo contatto con una di queste creature causa la perdita di una preziosa vita, senza contare che scavare rallenta enormemente i movimenti del nostro personaggio, per cui l’approccio a ogni singola tana - specialmente in presenza di più di un mostro nelle vicinanze - va ponderato bene. Da notare poi che i mostri in questione hanno anche la capacità di "smaterializzarsi" per spostarsi nel sottosuolo attraversando la terra, un’abilità che li rende capaci di sortite potenzialmente letali.

Sparsi qui e lì nei livelli troviamo anche dei macigni che possono essere utili per preparare efficaci trappole: togliendo la terra da sotto di loro si causa infatti un crollo che può eliminare più di un nemico con un colpo solo, a patto di fare attenzione a non venire travolti a nostra volta. Dig Dug è pressapoco tutto qui, un classico gioco arcade dalla difficoltà incrementale in cui i livelli si susseguono rapidi uno dopo l’altro e dove si punta a ottenere il punteggio più alto. Come da tradizione Namco c’è anche qualche finezza come bonus che appaiono di tanto in tanto o l’ultimo nemico rimasto nel livello che se la dà a gambe.

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Da notare che al timone del progetto troviamo Shigeru Yokoyama, una colonna portante di Namco tuttora attivissimo nella software house. Agli spartiti troviamo inoltre Yuriko Keino, importante e creativa compositrice che ha firmato anche le colonne sonore di Xevious e Pac-Land: la sua opera in Dig Dug si traduce in un motivetto orecchiabile che si ascolta quando il protagonista scava, accompagnando così questa specifica azione.

Dig Dug è un grande successo nelle sale giochi al momento della sua pubblicazione, nel 1982, diventando un best-seller sia in patria che in occidente (anche grazie al coinvolgimento di Atari per la distribuzione sul mercato). Di conseguenza ecco arrivare una grande serie di conversioni per sistemi da casa, fra le quali spiccano quella per Commodore 64, veramente ben fatta e fedele al coin-op, nonché quella per Atari 2600, assai elementare graficamente ma comunque giocabile. Namco produrrà anche una serie di seguiti, a partire da Dig Dug II del 1985, senza contare la serie alternativa di Mr. Driller, con un protagonista davvero molto simile come aspetto all’eroe di Dig Dug, nonché un gameplay sempre basato sull’utilizzo di una trivella per scavare nel sottosuolo.

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