spettacolo

Oronzo Canà torna al cinema

Banfi in "L'allenatore nel pallone 2"

Arriva l'11 gennaio nelle sale "L'allenatore nel pallone 2" di Sergio Martino che segna dopo 23 anni il ritorno al cinema di Lino Banfi. Nel cast campioni come Totti, Del Piero e Materazzi. Oronzo Canà (Banfi), mister della Longobarda, pur se a malincuore, non allena  più da vari anni. Ora ha un’azienda agricola e produce olio d'oliva. Canà può solo sognare di allenare una squadra, ma una sera l'ex mister è invitato ad una trasmissione sportiva...

La Longobarda è appena stata promossa in serie A, non per meriti sportivi, ma per inadempienze finanziarie della sua diretta concorrente. Canà è stato invitato come testimone della “mitica” Longobarda di venti anni fa. Durante il talk show, un giornalista si ricorda che allora,  nonostante Canà fosse riuscito a salvare la squadra dalla retrocessione, venne esonerato. Messo alle strette, Canà rivela il vero motivo di quell’esonero: nel vincere l’ultima partita, quella che aveva permesso la permanenza  della Longobarda in serie A, Canà disubbidì ad una richiesta del vecchio presidente Borlotti, che voleva retrocedere in serie B perché non riusciva a reggere i costi della serie A. Con questa sua dichiarazione, Canà diventa il primo testimone diretto di scomode verità sul calcio: ammissioni così chiare, infatti, non ci sono state neanche durante i recenti scandali calcistici.  Dopo quelle dichiarazioni, invano controbattute dal figlio di Borlotti, Walter che ora amministra la Longobarda assieme ad un socio russo Ivan Rameko, Canà ritorna alla vita di sempre…

Ma un giorno le guardie del corpo di Ramenko ( personaggio ambiguo, in odore di mafia russa) lo prelevano da casa e lo portano, in elicottero, fino al campo della Longobarda. Canà teme una ritorsione da parte dei dirigenti della Longobarda: la società  è stata recentemente quotata in borsa e le sue dichiarazioni hanno provocato un crollo delle azioni. Inaspettatamente, invece, Borlotti e Ramenko gli propongono di allenare la squadra nel prossimo campionato  serie A. Vogliono darsi un’immagine di specchiata onestà e chi più di Canà può garantire ciò?

Canà accetta e si trasferisce, pieno di entusiasmo, nel Nord Italia. Il Mister si accorge però ben presto di quanto il calcio sia cambiato rispetto ai suoi tempi: c’è l’invadenza degli sponsor, i calciatori si presentano agli allenamenti con le veline di turno e quelli stranieri con gli interpreti.

Anche il linguaggio è cambiato: una volta c’erano i terzini e il contropiede, ora i laterali e le ripartenze. Anche molti tifosi non sono più gli stessi. Canà se ne accorge quando scopre che un gruppo di ultras contesta la squadra solo per ricattare la dirigenza che  ha tolto loro la vendita di magliette e budget della squadra.

Comunque Canà è onorato dalla possibilità di sedere nuovamente su una panchina di serie A, tanto più che Borlotti e Ramenko gli promettono importanti acquisti. Ma il mister commette l’ingenuità di rivelarlo ai giornalisti. E’proprio quello che i due dirigenti speravano: la notizia dei nuovi acquisti aumenta il valore delle azioni della società.

Poi, con una scusa, gli acquisti sono rimandati al mercato di gennaio, a parte Kiku, uno sconosciuto giocatore giapponese, una vera e propria schiappa con cui, tra l’altro, Canà ha dei insormontabili problemi linguistici. Alla fine da questi giochini mediatici a guadagnarci sono solo Barlotti e Ramenko che si arricchiscono vedendo e ricomprando azioni al momento giusto.

Nonostante tutto, Canà non perde il suo entusiasmo e promette di fare sfracelli anche con i giocatori a disposizione… il problema è che dopo le prime partite gli unici punti che guadagna sono…  di sutura, in testa,  dopo un battibecco con i tifosi. Quella di Canà  diventa sempre più una lotta tra lui e “il nuovo calcio”, o almeno i suoi aspetti peggiori, perché poi quando incontra i reali campioni come Totti, Del Piero, Buffon, allora si riappacifica con il gioco, anche se spesso ciò coincide con una goleada della squadra avversaria a suo danno.

La crisi della Longobarda è poi aggravata da alcuni problemi personali: scoperto l’ennesimo tradimento del marito, Michelina, la figlia di Canà, sale nel nord Italia ad abitare dal padre assieme al figlio Oronzino. Così il mister, pur non stimando per nulla il genero, deve darsi da fare per farlo riappacificare con la figlia, sempre in lacrime lontana da lui.

Durante la campagna acquisti invernale Ramenko e Borlotti scompaiono momentaneamente e così Canà deve prendere totalmente in mano le redini della squadra. Aiutato dal vecchio amico-manager Bergonzoni, tessera alcune vecchie glorie ormai fuori dal giro e soprattutto prende Caninho un giovanissimo campioncino brasiliano, portato in  Italia da una grande squadra e poi scaricato. Grazie a Caninho, che si rivela un vero campione  e a una nuova tattica, il modulo a farfalla,  elaborata da Canà con l’aiuto di Oronzino e del suo computer, la Longobarda comincia a recuperare punti.