I giudici della seconda corte d'Assise d'appello di Milano hanno confermato la condanna a venti anni di carcere per Sonya Caleffi, l'infermiera comasca accusata di aver ucciso cinque pazienti attraverso iniezioni d'aria. La stessa pena le era stata inflitta, col rito abbreviato, nel luglio dell'anno scorso.
Caleffi risponde anche di due tentati omicidi. Il sostituto procuratore generale Piero De Petris al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna all'ergastolo dell'imputata. I giudici, invece, hanno deciso di limitare la condanna a venti anni perché evidentemente hanno tenuto conto della relazione dello psicologo del carcere di San Vittore il quale ha parlato di "grandi miglioramenti" nello stato psichico dell'infermiera.
"Sonya è felice per il verdetto, anche se si trova in condizioni psichiche di grande stress". Con queste parole, il suo avvocato, Renato Papa, ne descrive lo stato d'animo subito dopo aver appreso la conferma della condanna in primo grado pronunciata dai giudici d'Assise d'Appello di Milano.
Sonya Caleffi era presente in aula al momento della lettura della sentenza. "Il rischio dell'ergastolo - aggiunge l'avvocato - è stato terribile, anche perché la nostra difesa si basava su argomenti tecnici difficilmente comprensibili da giudici popolari".
Papa ha poi espresso soddisfazione "perché il processo si è svolto nel clima di grande correttezza, nel rispetto dei ruoli delle parti, accusa e difesa".