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Trentenne in stato vegetativo dopo intervento, il Comitato etico: "Si può staccare la spina"

Ora spetta al giudice tutelare decidere lo stop all'accanimento terapeutico. La mamma: "Non vedo l'ora che questa storia si chiuda e che mia figlia possa trovare la pace che voleva e che merita"

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"Si può staccare la spina. Nelle condizioni in cui versa, il nostro parere è quello di non proseguire con l'accanimento terapeutico". Si è espresso così il nuovo comitato etico  dell'Ulss Dolomiti di Belluno al cospetto del giudice tutelare, su richiesta della famiglia di Samantha D'Incà, la 30enne feltrina in stato vegetativo da un anno dopo un intervento per una caduta. Nella prossima udienza si deciderà se autorizzare o meno l'amministratore di sostegno della giovane all'interruzione dei trattamenti terapeutici che la tengono in vita. Intanto, la madre attende fiduciosa. "Non vedo l'ora che questa storia si chiuda e che mia figlia possa trovare la pace che voleva e che merita", commenta a Il Gazzettino.   

Da mesi, ormai, i genitori di Samantha D'Incà si battono contro l'accanimento terapeutico. "Nostra figlia è come Eluana Englaro", ripetono da sempre in tutte le sedi. E ora sulla vicenda potrebbero arrivare i titoli di coda. 

Samantha si trova ricoverata nel centro servizi di Cavarzano, una frazione di Belluno, nel reparto dedicato ai pazienti in stato vegetativo irreversibile, senza margini di miglioramento. Stando alle perizie mediche, ha le facoltà di un bimbo di un mese. E' arrivata in questo stato, dopo una banale caduta nel novembre del 2020 in cui si frattura il femore. Operata, inizia un calvario che dal 4 dicembre 2020 la porta fin qui.

Bisognerà ora attendere la data della nuova udienza dove verrà presa la decisione definitiva. "Credo che questo sia il momento più delicato di tutta la vicenda - ha spiegato la madre a Il Gazzettino. - Non vedo l'ora che questa storia si chiuda e che Samantha possa trovare la pace che voleva e che merita".

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