Pervez Musharraf ha giurato per il nuovo mandato di cinque anni di capo dello Stato, per la prima volta in abiti civili dopo aver rinunciato al comando delle Forze Armate, che guidava da nove anni. La cerimonia si è svolta nella residenza presidenziale di Aiwan-e-Sadr ed è stata trasmessa in diretta sulla tv pakistana. Lo stato d'emergenza, secondo un alto responsabile governativo, verrà revocato il 16 dicembre.
Il giuramento si è svolto dinanzi al nuovo capo del Tribunale Supremo Pakistano, Abdul Hameed Dogar, il giudice che ha assunto la guida della corte dopo che Musharraf ne aveva decapitato il vertice, dichiarando lo stato d'emergenza. Indossando la tradizionale tunica scura 'shervani', ha affermato che la giornata odierna è "una pietra miliare", sulla strada verso la democrazia del Paese.
Musharraf, era salito al potere nel 1999 con un colpo di stato incruento. "Congratulazioni signor presidente", gli ha detto il presidente della Corte suprema Abdul Hameed Dogar dopo il giuramento solenne. Il voto è stato contestato dalle opposizioni, ma è stato convalidato la scorsa settimana dalla Corte suprema, in cui sono stati inseriti giudici vicini a al presidente dopo la proclamazione dello stato di emergenza il 3 novembre scorso.
Apertura sibillina alle opposizioni e all'Occidente
Musharraf ha anche promesso una transizione completa verso la democrazia, ma, ha detto, "a modo nostro". Apparentemente il leader pachistano si rivolgeva in particolare alla comunità internazionale che esercita pressioni per una rapida revoca dello stato di emergenza. "Vogliamo la democrazia, vogliamo il diritti dell'Uomo, la stabilità, ma li vogliamo a modo nostro" ha insisto Musharraf parlando in tv, e ha concluso: ''Noi capiamo la nostra società, il nostro ambiente, molto meglio che le persone in Occidente".
Sharif : "Boicotteremo le elezioni"
L'ex primo ministro Nawaz Sharif ha annunciatoche un'alleanza di partiti dell'opposizione ha deciso di boicottare le elezioni legislative e provinciali del prossimo 8 gennaio in Pakistan e tenterà di convincere altre formazioni dell'opposizione ad effettuare la stessa scelta.