Roberto Donadoni, senza particolare apparente entusiasmo per l'argomento, torna a parlare del rinnovo del suo contratto da tecnico della Nazionale. Dopo le parole di Abete poco prima di Italia-Far Oer, che sembrano rassicuranti per il cittì, l'ex rossonero invita tutti alla calma. "Il mio futuro lo immagino - afferma -, anche se del doman non v'è certezza. Ma non mi sembra davvero il caso di rimestare nel torbido".
A bordo campo non va troppo per il sottile, forse trovando quantomeno bizzarro il fatto che dopo pochi giorni dall'incenso fattogli annusare a Glasgow, la stampa italiana sia già pronta ad aprire il tormentone legato al contratto da cittì. "Di questa cosa non interessa a me, ora - attacca Roberto Donadoni -, non vedo perché dovrebbe interessare a voi". Un 'ringhio' strappato dalle note consuete di un uomo pacato e controllato. Poi, nella sala stampa del 'Braglia', a bocce ferme e mente fredda, avvertito di quanto detto da Abete poche ore prima, il tecnico azzurro si concede con maggior docilità alle domande dei cronisti, comprese quelle legate alla nuova, ancora embrionale, telenovela.
Insomma, di tempo ce n'è ancora e le parti non sono poi così lontane come qualcuno vorrebbe far credere. "Il mio rapporto con Abete è molto buono - prova a chiarire Donadoni -. E non fa differenza se del contratto si parlerà tra una settimana o più avanti: sarei un poveretto. Sento dire che quel che abbiamo fatto è normale: ecco, non vorrei che ora si sminuisse l'impresa di questa Italia. Quel che hanno fatto questi ragazzi è qualcosa di straordinario. Io non mi sentivo sotto processo prima, non mi sento un santo ora. Devo dire grazie ai miei giocatori". Con questa convinzione e l'appoggio di un gruppo solido e pronto ad onorare la notte di Berlino anche nell'Europeo, Donadoni ostenta fiducia e non mette fretta a nessuno.