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Quel chiodo fisso di lui

Ma il sesso fa più paura

La rivoluzione sessuale? Un lontano ricordo. Archiviata da tempo, la battaglia per la libertà sotto le lenzuola è ormai un dato statistico. Che tuttavia continua a incuriosire studiosi ed esperti del settore. Oggetto di ricerche e sondaggi la sessualità rimane tra i temi più gettonati. L'argomento del secolo. E così dopo aver passato al setaccio desideri, frustrazioni, ma anche soddisfazioni e sogni segreti al femminile, gli esperti si infilano sotto le lenzuola con lui, per scoprire che il sesso è davvero un chiodo fisso.

Insaziabili e indomiti, gli uomini non si stancherebbero mai di fare l'amore. Nemmeno ad 80 anni. Il vecchietto gagliardo che importuna la giovane badante e guarda con occhi vogliosi le ragazzine per strada non è un eccezione. Bensì la regola.
Il sesso, per lui, è una costante fino alla fine. Ne è convinto Franco Avenia, presidente dall'Associazione italiana per la ricerca in sessuologia (Airs) e vicepresidente della Federazione italiana di sessuologia scientifica. Anche a 75 anni e più un comune maschietto può desiderare di avere rapporti sessuali. Il problema è trovare una donna disposta ad assecondarlo, visto che per il sesso femminile, invece, dopo la menopausa il desiderio spesso muore inesorabilmente.

Due strade che si dividono, "a partire dai 55 anni". Così l'esperto definisce la vita sessuale di uomini e donne superata una certa età. "Generalmente da noi specialisti arrivano così uomini di 60 anni e più che si lamentano perché le loro mogli non vogliono fare più l'amore. E donne che invece si lamentano di essere assediate dai loro mariti".

Se il sesso femminile infatti, dopo la menopausa incontra un progressivo spegnimento del desiderio, la vita sessuale di lui è molto meno complicata, anche a tempie ormai imbiancate. Non solo infatti "il desiderio resta, così come la capacita' funzionale di avere rapporti sessuali. Ma in più", spiega Avenia, "i farmaci messi a punto hanno scompaginato le carte." La sessualità è diventata un diritto anche nella terza età.

Ma se l'arzillo vecchietto non può non pensare ad altro, in netto contrasto si pongono i giovani, che a dispetto di uno sdoganamento completato a tutti i livelli del sesso e dei suoi derivati, hanno con la sessualità un rapporto complicato e più conflittuale. A cominciare proprio dalla 'prima volta'. "Se 20 anni fa l'età del primo rapporto sessuale era tra i 13 e i 15 anni, oggi si è spostata in avanti tra i 16 e i 18. Un risultato
apparentemente imprevedibile, vista la rivoluzione sessuale", spiega l'esperto. Le spiegazioni di questo 'ritardo' sono tante. A cominciare dalla paura di non essere all'altezza della situazione. Un senso di inadeguatezza che colpisce soprattutto i ragazzi che, per evitare presunte 'brutte figure', preferiscono rimandare.


La prima, e certo non biasimabile ragione di questo allungamento dei tempi, prosegue l'esperto, "è la paura delle malattie sessualmente trasmesse. Primo tra tutti l'Aids. C'è poi il fatto che oggi, in Occidente, si parla molto e si vede tanto sesso. Dunque ha smesso di essere trasgressivo. E in più, rispetto al passato, anche i giovani oggi hanno recuperato l'affettività.
E' la paura, anci un vero e proprio terrore però ad avere le maggiori responsabilità.  "Venti anni fa", ricorda Avenia, "non si parlava così diffusamente di malattie sessuali e di disfunzioni. Oggi succede spesso e queste informazioni, spesso distorte, finiscono per condizionare i giovani. Registriamo un numero crescente di problemi e disfunzioni a età sempre più precoci, ma nei ragazzi si tratta di problemi nel 99% dei casi di origine ansiosa". E così è sempre più comune trovare pazienti giovanissimi nello studio del sessuologo o dell'andrologo.

L'ansia da prestazione coinvolge anche le ragazze, anche se in minima parte. Ma le spiegazioni sono differenti. "Per i ragazzi il primo rapporto sessuale rappresenta un rito di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, alla virilità. Le giovani invece", rosegue il sessuologo, "temono il dolore, le gravidanze indesiderate. E sanno di compiere un atto irreversibile che spesso si scontra con leggende o dettami religiosi e culturali". In ogni caso la prima volta si è spostata in avanti per una "fuga dal sesso che parte prevalentemente dalle paure di lui. E non certo, purtroppo, da una maggiore consapevolezza o responsabilità".

A sostegno di questa tesi Avenia ricorda che una ricerca condotta nel 2000 dall'Istituto superiore di sanità aveva evidenziato che circa il 60% degli adolescenti faceva uso dei profilattici. Percentuale che oggi si è ridotta a meno del 50%, il che fa pensare ad un atteggiamento tutt'altro che responsabile.

Come se non bastasse, il primo rapporto sessuale non solo arriva tardi rispetto al passato, ma principalmente lascia i ragazzi insoddisfatti. Avenia spiega che anche questa percezione fallimentare della prima volta possa "creare problemi e allontanare gli adolescenti, rallentando la loro formazione della personalitàoltre che lo sviluppo sessuale".

Infine il sessuologo cerca di sgombrare il campo dagli spauracchi maggiori dei giovani. "Le dimensioni del sesso di lui e del seno di lei possono costituire, nella quasi totalità dei casi in maniera infondata, elementi di insicurezza. Laddove vengono percepiti come fattori che costituiscono attrattiva per i partner. Ma i casi di organi sessuali considerati piccoli in maniera patologica (sotto i 7 centimetri) sono estremamente rari. Così come le ragazze davvero senza seno".